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Con il camper in Ungheria (prima parte)

Viaggi all'Estero

Dal 29 settembre al 24 ottobre 2008

29 settembre Partiamo di buona ora e per tutta la giornata il sole ci accompagna durante il nostro viaggio verso l’Ungheria. Superiamo Venezia, ci dirigiamo verso l’Austria trovando un panorama particolare, piccoli paesini con case basse a tetti spioventi e con finestre colorate e piene di fiori. Ogni piccolo paese ci accoglie con la sua insegna che ricorda il luogo dove ci troviamo e da tutte le parti tanti e tanti fiori. Anche le fermate degli autobus sembrano giardini fioriti, e quando arriviamo alla nostra meta, scorgiamo fiori anche nei piccoli ponticelli utilizzati per attraversare minuscoli torrenti. Sono le diciassette quando arriviamo al campeggio dove trascorreremo la serata. Ci sistemiamo nel campeggio di Klagenfurt, sulle sponde del suo lago, in un bel prato. Prima di cena facciamo una lunghissima passeggiata lungo lago aspettando il tramonto del sole.
30 settembre La mattina prima di partire ci vengono a salutare alcuni leprotti che fotografiamo, poi partiamo per l’Ungheria. Lungo la strada, prima di superare il confine, facciamo una sosta per il caffè. Che errore, non lo ripeteremo più, due caffè lunghissimi con pochissimo latte e alcuni biscotti del posto ma tanto duri che ci son sembrati sassi… e il prezzo? 4 euro!


Quasi non ci accorgiamo di oltrepassare il confine tanto il panorama è simile, solo che le case, sempre piccole e con tetti spioventi, sono più modeste, senza fiori e quasi tutte hanno piccoli annessi agricoli. Al primo distributore facciamo il cambio così da poter pagare-da ora in poi-con i fiorini ungheresi anziché con euro. E’ ancora giorno alto, quindi abbiamo tutto il tempo che vogliamo per visitare, prima di andare a cercare il campeggio, il castello di Keszthely. Parcheggiamo proprio davanti al castello e siamo anche vicinissimi al centro, entriamo nei giardini ben curati infine andiamo a visitare dentro la famosa biblioteca che comprende oltre 100.000 volumi. Si tratta di un grandissimo salone completamente rivestito da librerie di legno finemente intarsiato. Una custode del castello capisce che siamo Italiani e, sapendo qualche parola, ci spiega l’importanza della biblioteca accompagnandoci poi anche in altre stanze che altrimenti non avremmo potuto vedere. Sono le diciotto, andiamo a passare la notte nel bellissimo campeggio proprio in riva al famosissimo lago termale di Hèviz. Davanti a noi, nel campeggio, c’è un piccolo fiume di acqua radioattiva a trentotto gradi, completamente ricoperto da ninfee coloratissime, attraversato in più parti da piccoli ponti.

1 ottobre La mattina ci dirigiamo verso l’ingresso delle terme per trascorrervi una giornata ma, vista la profondità e i cartelli che ricordano la radioattività delle acque decidiamo, dopo aver chiesto spiegazioni, di guardare, rimandando ad altra occasione il bagno nelle acque termali. Questo è il maggior lago naturale termale del mondo e le sue acque si rinnovano ogni due -tre giorni. L’acqua scaturisce da due sorgenti ricche di sostanze minerali che si trovano a 38 metri di profondità. La temperatura dell’acqua – molto radioattiva-ha una media di trenta gradi, mentre i fanghi, dai quali sale la radioattività, sono efficaci per le malattie reumatiche e per la cura degli organi motori, ma il bagno deve essere consigliato dai medici che visitano anche nelle terme. Lasciamo Hèviz e ci dirigiamo verso l’Abbazia di Tihany il villaggio che la circonda, è molto caratteristico. Ogni casa ha il tetto ricoperto da canne seccate al sole, ogni piccola casa ospita un negozio di artigianato locale e quindi si possono acquistare souvenir: tovaglie e vestiti ricamati, ceramiche particolari e tappeti di pelle di vacca. Costeggiamo il lago facendo, parzialmente, il periplo per cercare un campeggio ove trascorrere la notte. La strada è piccola (non prendiamo l’autostrada), vediamo il divieto di transito per i carretti, per le carrozze, le biciclette e i trattori che devono percorrere una stradina a lato della strada; anche una ferrovia corre parallela alla strada e notiamo che i treni sono tutti con la locomotiva rossa e i vagoni verdi oppure blu. Dopo aver telefonato ai nipoti andiamo a visitare la chiesa di Veszprém famosa perché il figlio del re qui ha pronunciato il voto di castità.

 
 
Visitiamo tutta la cittadina lasciando il camper proprio fuori le mura. Proseguiamo costeggiando il lago fino ad arrivare a Zamardi ma troviamo tutti i campeggi chiusi. Decidiamo allora di fermarsi in una piccola piazzetta lungo lago. Più tardi verso le 21 ci vengono a fare compagnia una diecina di operai che, scesi dal loro furgone si mettono a parlare e bere, facendo anche un po’ di chiasso, poi verso le 22,30 riprendono il loro furgone e vanno via. La notte poi trascorre tranquilla.
 
 
2 ottobre Partiamo presto e ci dirigiamo al sud verso Pecs, superiamo le nuove terme di Igal, poi deviamo per una strada provinciale perché vogliamo andare a vedere le grotte di Abaliget che sappiamo, essere molto belle e qui si trovano anche alcuni campeggi. La strada è panoramica ci sono boschetti attrezzati con tavolini e cestini per lo sporco veramente ben attrezzati per i picnic. Notiamo, con soddisfazione che anche lungo le strade più piccole ed anche nei paesini piccolissimi regna la più completa pulizia. Non ci sono carte per terra, e nemmeno sporcizia abbandonata, ogni casetta ha un minuscolo giardino ben curato e pulito. Arrivati alle grotte di Abaliget, notiamo che il campeggio è chiuso. Davanti a noi un bellissimo laghetto dove è possibile pescare, noi ci incamminiamo verso l’entrata delle grotte che aprono a ogni ora.
 
 
Facciamo il biglietto, ci copriamo bene bene ed entriamo: in queste grotte fa veramente freddo, ci sono stalattiti e stalagmiti, il ragazzo, la guida che ci accompagna con la torcia elettrica, ci spiega la natura delle grotte e ci dice che ancora oggi queste si modificano per effetto dello scorrere violento delle acque al suo interno. Valeva proprio la pena di arrivare fino a qui. Dobbiamo andare a trovare un campeggio aperto e quindi partiamo. Lungo il lago, nei pressi di Orfù ci deve essere un campeggio…però è chiuso. Allora riprendiamo la strada per andare a Pecs che non dista molto. Arriviamo all’ingresso est della città, dove si trova un campeggio ma anche questo è chiuso, sappiamo che ce ne deve essere un altro, sulla strada per Budapest ma dobbiamo attraversare tutta la città di Pecs e, causa la mancanza di segnali, non sappiamo da che parte andare. Antero si ferma a un chiosco vicino alla stazione degli autobus per chiedere dove si trova il campeggio Familia. Chissà come ha fatto a intendersi, qui nessuno parla italiano, né tantomeno francese né inglese, solo qualcuno il tedesco! Comunque un giovane ungherese che lavora in Austria si offre di farci la guida fino al campeggio ci dice che ha capito dove è… e…. parte con la sua Mercedes e noi lo seguiamo. Entriamo e usciamo dal centro di Pecs, giriamo a vuoto per tanto tempo. Si sta facendo tardi ma il nostro accompagnatore insiste: vuole accompagnarci fino al campeggio, telefona più volte (a chi? Se non ha voluto il numero del telefono del campeggio?). Antero dice all’ungherese, mentre lo ringrazia per la sua cortesia, che andrà a dormire da una altra parte ma il nostro accompagnatore insiste poi, finalmente, accetta di vedere la nostra cartina con l’indirizzo del campeggio.
 

Riprendiamo la strada e…ecco siamo arrivati al campeggio Familia che troviamo aperto. Salutiamo e ringraziamo per la cortesia il nostro accompagnatore e ci sistemiamo nel camping. Sono le diciotto, il sole sta calando, noi ci troviamo in un bellissimo e fitto noceto, abbiamo la luce ma il campeggio è completamente al buio. Siamo in una stradina laterale e parallela alla nazionale che conduce verso Budapest e, appena fuori del campeggio si trovano: la fermata del bus per il centro, un piccolo ma fornitissimo centro commerciale e tanti altri negozietti. Guardiamo l’orario della corriera per il centro così da visitarlo l’indomani. Ci facciamo una bella passeggiata, alcuni acquisti al supermercato e poi rientriamo nel buio del nostro campeggio. La notte tira un po’ di vento e le noci ci cadono sul tetto del camper accompagnando il nostro sonno.
3 ottobre Ci alziamo con un bel sole caldo, andiamo a prendere il bus per il centro. Tutti sono molto cordiali e gentili, al minimo cenno di richiesta subito cercano di essere di aiuto nonostante la lingua sia molto difficile-anzi incomprensibile per noi. Il centro di Pecs è molto bello, la sua piazza principale è costellata di palazzi importanti e decorati. Ci sono anche palazzi antichi a ricordo delle conquiste prima romane poi Turche. Andiamo a pranzo nel più centrale dei ristoranti di Pecs. Mangiamo fuori sotto un bel sole caldo ordiniamo il menù del giorno ( qui preparano una lista con un menù per ciascun giorno della settimana esclusa la domenica). Oggi è venerdì e c’è Gulasch con lenticchie e verdure varie, poi, come secondo, un tortino di tagliatelle impastate con uovo e uvetta e ricoperto da uno strato di zucchero al velo. Come bevanda acqua con limone. Il prezzo è modico -6 euro per due persone-invece i due caffè (ottimi) costano 3 euro. Terminiamo il pomeriggio visitando bene tutta la città antica che merita sicuramente una visita, poi all’imbrunire riprendiamo il bus che ci conduce vicino al campeggio e terminiamo la serata parlando con i nipoti che domani andranno a fare una gara di scherma.
4 ottobre Ci alziamo sotto la pioggia e fa un po’ fresco, lasciamo Pecs per dirigersi prima a Harkany, Siklos,, visita veloce di Mohacs e poi risaliamo il fiume Duna per Baja ; infine ci dirigiamo verso Kalocsa per andare a vedere la sua stazione completamente pitturata. Quando arriviamo in città, notiamo che in tutte le case sono appese reti piene di peperoncino tanto grandi che paiono salami. Non riusciamo a trovare la stazione ferroviaria, proviamo a chiedere, ma chi non capisce non risponde chi capisce non sa dove si trova. Finalmente troviamo la persona giusta, un signore in macchina con la moglie e la figlia riescono a indicarci la strada e così riusciamo ad arrivare alla stazione subito seguiti da quel signore che gentilmente ci è venuto dietro , in macchina, per controllare se avevamo capito bene. Ci salutano e noi ringraziamo mentre guardiamo la stazione che – ora capiamo perché non la conosce nessuno-, è in completo abbandono; non funziona più come stazione; peccato è veramente un piccolo gioiello antico, tutte le porte sono decorate con fiori e completamente colorate, sono veramente belle. Forse sarebbe opportuno recuperare il sito così che i turisti possano godere di questa antica stazione che merita maggiore attenzione.

Proseguiamo per andare a Szeged dove c’è la possibilità di andare in campeggio. Arriviamo e ancora una volta il campeggio è chiuso quindi ripieghiamo per il centro dove sappiamo che la sosta breve è tollerata. Riusciamo a posteggiare proprio davanti alla zona pedonale di Szeged; sono le diciassette, ci dirigiamo subito verso la piazza dove si trova la cattedrale. E’ immensa e bella, dentro è completamente dorata e si sta svolgendo una messa cantata. Nella piazza antistante c’è una fiera tipica Ungherese con banchi per la vendita delle specialità del posto.
 
 
Alle diciotto siamo allietati da una musica che proviene dal vicino Palazzo reale , sull’orologio della torre ci sono personaggi che girano in tondo e segnano i secondi e i minuti. Davanti al posteggio dove siamo fermi c’è l’isola pedonale che attraversiamo per andare ad ammirare le fontane musicali che allietano la serata degli ungheresi. Dopo cena nuova passeggiata nel centro completamente illuminato, la sera c’è abbastanza fresco ma il cielo è sereno.
5 ottobre Facciamo colazione in un bar del centro poi andiamo verso Opusztaszer che dista pochi chilometri per vedere il parco nazionale della memoria ungherese. Troviamo con difficoltà questo grandissimo parco (pochissimi segnali, come sempre, e poi nessuno è in grado di indicare dove si trova), parcheggiamo all’ingresso e facciamo il biglietto per la visita. Ci sono fattorie e villaggi con gente abbigliata come nei tempi passati, capre, cavalli, maiali e mucche pascolano liberamente. Entriamo nella grande cupola dove è stato istallato, in tondo, un mega affresco alto 15 metri e lungo 120 metri – il diametro del cerchio è di 38 metri!. I più noti pittori magiari hanno creato questa meraviglia che è stata esposta nel 1894 in occasione del millennio della conquista della Patria. In seguito fu esposto alla fiera universale di Parigi del 1909. E’ veramente una meraviglia vi è raffigurata tutta l’epopea degli Ungheresi fino dalla venuta dai Carpazi nel 1099 dei primi magiari con il loro principe Arpad; è stato così che ha avuto termine il lungo nomadismo del
popolo magiaro; qui, nei Carpazi, hanno trovato la loro patria definitiva, qui hanno costruito la nazione ungherese. Nella cupola ci sono gli effetti sonori, cavalli che nitriscono, voci di guerrieri che combattono, tamburi e pifferi accrescono l’atmosfera assieme ai tuoni, e ai lampi di luce che illuminano il cavallo bianco di Arpad il padre della Patria e tutto è molto suggestivo. Nel parco notiamo strane costruzioni di legno, si tratta delle più antiche case dei magiari quando colonizzarono questo territorio. In una parte del parco ci sono alcuni magiari che si apprestano a fare uno spettacolo di tiro con l’arco con i cavalli in corsa.
Subito dopo pranzo proseguiamo verso Gyula che, abbiamo letto, trattasi di una bella cittadina termale con l’unico castello rinascimentale dell’Ungheria. Arriviamo che incomincia a imbrunire; siamo a soli 5 km dal confine con la Romania, cerchiamo il campeggio (ce ne sono 2) ma risultano entrambi chiusi. Non ci resta che posteggiare in una stradina laterale vicino al laghetto del castello a meno di 100 metri dalle terme. Andiamo a chiedere se domani sarà possibile entrare alle terme ma ci spiegano che per entrare qui, in queste terme, che sono medicamentose e principalmente utilizzate dagli statali, occorre un certificato medico. La sera ci godiamo lo spettacolo del castello illuminato e il cinguettio degli uccelli che rientrano nei nidi sugli alberi del laghetto.
 
 
 
6 ottobre Ci alziamo con un bel sole splendente e poiché è impossibile entrare in queste terme decidiamo di partire subito e di andare verso altre terme, che sappiamo aperte a tutti. Risaliamo lungo il confine della Romania, poi arrivati a Derecske deviamo per andare a Hajduszoboszlò dove hanno aperto le più grandi terme dell’Ungheria con parco, piscine e giochi acquatici. Quando arriviamo notiamo alcuni ungheresi intenti ad attingere acqua da una fontana pubblica, poiché siamo rimasti sprovvisti di acqua ci fermiamo per prenderne un po’. Antero prende le taniche e si dirige verso la cannella ma appena fa il gesto di aprire il rubinetto alcuni uomini ( in attesa di attingere anche loro l’acqua) urlano e allontanano le mani di Antero dalla cannella; perché? L’acqua esce a settanta gradi , per fortuna è andata bene, solo una piccola scottatura per alcune gocce uscite dalle taniche: se si bagnavano le mani sicuramente le ustioni erano così importanti da dover ricorrere alle cure di un medico al pronto soccorso. Questo è il biglietto da visita di Hajduszoboszlò : una città con acque caldissime -termali-e buone da bere (da fredde). Impossibile riempire il serbatoio del camper immediatamente,e decidiamo di mettere l’acqua dentro al deposito la sera quando si sarà raffreddata. Giriamo per il paese alla ricerca del campeggio che, come sempre, rimane difficoltoso trovarlo, mancano le indicazioni stradali ma dopo un po’ riusciamo a trovarlo. E’ aperto, è grande e ben attrezzato ed ha l’ingresso direttamente nel parco delle terme. Finalmente possiamo provare a fare un bagno ristoratore nelle acque termali. Dopo aver sistemato il camper e fatto il ticket per due giorni di terme, direttamente alla direzione del campeggio, (5 euro a testa per giorno e senza limite di orario!) andiamo a vedere di cosa si tratta. Effettivamente è un grandissimo complesso con dieci piscine termali di vario tipo, calore e grandezza sono all’aperto e altrettante al coperto dove si trovano anche le saune, i bagni nei fanghi etcc etcc. Il tutto incorniciato da un’immensa piscina con le onde (pagamento a parte), da giochi per ragazzi, da campi da tennis, da ristoranti, discoteche. Andiamo a vedere quali sono le piscine dove possiamo restare senza obbligo di un controllo medico. Notiamo che in alcune piscine l’acqua ha una alta radioattività e quaranta gradi di calore, altre hanno il simbolo di radioattività ma c’è la possibilità di bagnarsi per un massimo di venti minuti. Naturalmente noi le proviamo tutte, alcune hanno l’acqua a trentasei gradi altre a trentotto, alcune hanno zampilli per massaggi della schiena, altre hanno cascatelle, altre ancora massaggiano lo stomaco e ci sono anche i vortici , funzionano a intervalli precisi e si può passare da una all’altra piscina senza problemi.
7 ottobre Anche oggi sole caldo e via subito alle terme dove trascorriamo tutta la giornata praticamente sempre a bagno, escluso il momento del pranzo che consumiamo in un piccolo ristorante self-service vicino alle piscine. Poi riprendiamo subito il nostro bagno con acqua radioattiva e calda e, così finisce la giornata.
8 ottobre Siamo vicini alla Puszta ( la grande pianura) e così andiamo a Hortobagy, prima ci fermiamo a Mata dove andiamo a visitare l’allevamento dei cavalli Nonius poi, in questa pampa sconfinata andiamo a vedere una fattoria. Capre dalle corna particolari, i famosi buoi ungheresi, asini bianchi, cavalli, e maiali che noi non abbiamo mai visto.
 
 
Noi conosciamo i maiali senza peli, rosati magari anche neri ma questi hanno il pelo e lungo che sembrano capelli ricci di un bel colore avorio, nero, marrone; anche le colombe hanno le ali ricce o la coda con i riccioli, altre hanno anche il collare come gli antichi nobili. Le capanne della fattoria hanno tetti fatti con il canniccio. Il campeggio è chiuso, c’è la possibilità di sostare nel parcheggio del ristorante che si trova in paese ma decidiamo di proseguire per andare a Tokay percorrendo strade secondarie per fare prima. E così attraversiamo paesini caratteristici e piccoli laghetti dove Antero prova a pescare (senza alcun risultato) poi, proseguendo arriviamo in riva al fiume…non c’è alcun ponte è impossibile attraversarlo (in effetti, all’inizio di questa stradina c’era un cartello, per noi strano) ci vediamo costretti a ritornare indietro e percorrere la strada principale (pensare che abbiamo preso questa stradina per accorciare le distanze!).
 
 
Dall’altra parte del fiume sentiamo delle voci, guardiamo più attentamente e vediamo che un barcone si allontana dalla sponda opposta e viene verso di noi. Meraviglia, traghettiamo il fiume sopra questa chiatta e possiamo riprendere il nostro percorso che ci conduce a Tokay passando da Nyiregyhaza e da Tiszalok. Tanto per cambiare tutti i campeggi sono chiusi, solo uno ha i cancelli aperti e un biglietto alla direzione scritto in ungherese che riusciamo a decifrare: telefonare al numero xyz del gestore che viene ad attaccare la luce etcc etcc. Andiamo via subito, riusciamo a malapena a capirci a gesti, figurarsi con il telefono! Entriamo nella minuscola cittadina e sostiamo davanti ad un supermercato. E’ già sera ma ci sono tantissime botteghe per la degustazione e la vendita del famoso vino ungherese e sono tutte aperte. Alcuni ristoratori della piazza principale si sgolano a chiamarci per andare a mangiare il loro piatto tipico altri ci invitano a entrare nei loro fondi, scantinati dove hanno la mescita e la vendita diretta del vino Tokay.
Entriamo in un bel negozietto di vini per vedere e ne usciamo con diverse bottiglie che regaleremo ai nostri amici e ai nostri figli. Infatti è impossibile non comprare il vino, la signora che gestisce l’attività ci fa assaggiare-a piccole dosi (meno male) tante varietà di vino che quasi ci ubriachiamo. È buio e non sappiamo dove andare a dormire ma poiché siamo nel parcheggio del supermercato-che resta aperto fino alle 24-decidiamo di sostare per la notte proprio qui. Dopo cena, verso le 22 facciamo spesa al supermercato per fare provviste di pane, carne e frutta.
9 ottobre Abbiamo riposato veramente bene, siamo a pochi chilometri da Sarospatak e il suo famoso castello proprio al confine con l’Ucraina e con la Slovacchia. Arriviamo e troviamo una cittadina colorata e con tanti fiori e, come sempre, pulitissima. Non riusciamo a trovare il castello (ma quanti ce ne sono in questa città che nessuno ci sa indicare la strada per arrivarci!), poi entrando in una piccola strada riusciamo ad arrivare in un minuscolo parcheggio a ridosso del castello.
 
 
 
Quadrato e alto, non molto bello da fuori ma veramente da vedere nel suo interno sia nel cortile sia nelle varie stanze reali e poi il parco ben tenuto con alberi che già prendono il colore dell’autunno. Lasciamo il castello per andare verso Aggtelek dove si trovano le grotte più lunghe d’Europa e che arrivano bel oltre il confine con la Slovacchia. Ora il panorama cambia e diventa più variegato lasciamo dietro le nostre spalle le immense pianure della Putsza e troviamo dolci colline e boschi, attraversiamo paesini di montagna e ci pare di non arrivare mai ; la strada è stretta ma troviamo pochissimo traffico, poi finalmente arriviamo, davanti a noi tantissimi grandi parcheggi per bus turistici e tanti negozi chiusi… ma non c’è nessuno!. Arriviamo al campeggio ubicato all’ingresso delle grotte, in un grandissimo parco , bello e ben curato, andiamo nel prato ma le ruote slittano sull’erba e facciamo fatica a uscirne, quindi ci sistemiamo nella stradina di sassi poiché siamo gli unici abitanti di un così grande campeggio. Andiamo al ristorante per informarci sull’orario di visita delle famose grotte e poi riposiamo nel silenzio più assoluto: siamo completamente soli, il ristorante chiude, gli addetti delle grotte sono già rientrati…insomma non c’è proprio nessuno!
10 ottobre Alle dieci in punto siamo davanti all’ingresso delle grotte, unici visitatori. Un giovane ci accompagna nella visita, scendiamo nelle profondità della montagna e troviamo un fiume sotterraneo –ora asciutto-ma che consente in marzo la visita delle grotte in barca. Le grotte sono lunghissime, le più lunghe d’Europa con i suoi 28 km e hanno uscite anche in Slovacchia. Man mano che ci addentriamo notiamo che si accendono lampade per illuminare stalattiti bellissime che formano anche figure di persone. Arriviamo, in mezzo a tanta meraviglia in una enorme sala utilizzata per i concerti estivi per le sue caratteristiche di sonorità eccellenti e la nostra guida si mette a una pianola e incomincia a suonare mentre le luci, stimolate dalla musica si accendono e spengono, illuminano alcuni particolari… uno spettacolo che ci è rimasto nel cuore e negli occhi tanto ci ha emozionato e tanto è bello. Terminiamo il nostro viaggio nelle viscere della terra dopo un’ora (ci sono itinerari di due e di quattro ore arrivando fino oltre il confine con la Slovacchia). Ancora prima di pranzo decidiamo di proseguire il nostro viaggio andando verso Lillafured dove sappiamo esserci un magnifico castello nascosto in mezzo a boschi e vicino a un laghetto. Il castello è veramente bello è situato in un ambiente da favola, il fiume lambisce le mura mentre gli alberi prendono il colore dell’autunno. Antero prova anche a pescare nel lago senza riuscire a prendere niente. Prima che faccia buio decidiamo di proseguire per trovare il campeggio a Eger-che ovviamente troviamo chiuso. Decidiamo allora di dormire nel piazzale di un supermercato (Telso) che rimane aperto ventiquattro ore. Infatti, notiamo che anche alle ventitré e alle due di notte pur con casse ridotte il mercato è aperto e vengono a fare spesa anche alcune persone.
 
 
 
11 ottobre La notte è trascorsa tranquilla, alle 8,30 siamo già in centro a Eger per visitare la città, il suo castello, la basilica e i giardini del centro; ovunque regna la pulizia e l’ordine, i giardini sono pieni di fiori e le strade sono pulitissime. Andiamo verso Egerszalok dove ci sono nuove terme radioattive con piscine all’aperto e che dicono facciano bene anche all’ulcera. Arriviamo e notiamo un grandissimo stabilimento nuovo nuovo con bellissime piscine al coperto e grandi vasche all’aperto.
 
 
Alla biglietteria ci legano al braccio un orologio di plastica che memorizza l’orario di entrata e funziona anche come cerca persone. e come chiave per aprire il mobiletto che ci è assegnato. Dopo aver visto come fanno gli altri anche noi riusciamo ad aprire i nostri mobiletti, ci cambiamo, mettiamo il costume e via dentro le piscine con acqua a quarantadue gradi. Proviamo tutte le piscine anche quelle con acqua fredda a quattordici gradi facendo la sauna da quarantadue a trentasei a quattordici gradi. Davanti a noi, mentre siamo in acqua possiamo vedere l’acqua caldissima che esce dalla terra formando una grossa cascata bianca di calcare . Sembra di essere a Pamukkale in Turchia. Sono le sedici e riprendiamo il viaggio per andare a Matrahaza la montagna più alta di tutta l’Ungheria (1014 metri!). La montagna è attrezzata anche per sciare a riprova che qui l’inverno cade molta neve. Troviamo tantissima gente che è venuta a fare lunghe passeggiate, gli alberi prendono sempre più il colore dell’autunno. Andiamo a cercare il campeggio ma, naturalmente lo troviamo chiuso, allora cambiamo itinerario ed andiamo verso Parad ma anche qui troviamo il campeggio chiuso e quindi decidiamo di dormire nel posteggio dei bus , vicino all’ingresso del campeggio stesso.
 
 
 
12 ottobre Lungo la strada vediamo tanti carretti trainati da cavalli e addobbati con i tralci di vite e quando arriviamo a Holloko troviamo il posteggio pieno di auto e calessi: oggi qui si svolge la festa dell’uva. Il villaggio, patrimonio dell’umanità, è stato conservato come era ai primi dell’ottocento. Il minuscolo paese ha case tipiche della zona, tutte ben restaurate mentre le piccole strade di tutto il villaggio sono acciottolate e bisogna stare attenti a dove camminiamo perché corriamo il rischio di slogarsi un piede. In ogni casa c’è un piccolo laboratorio artigiano di prodotti tipici del posto. Essendo oggi giornata di festa nella piccola chiesetta del villaggio è celebrata una messa in ringraziamento del buon raccolto di uva e, al’uscita della chiesa, alcune donne con vestiti tipici e antichi consegnano ai fedeli e ai curiosi presenti un chicco di uva benedetta. Le donne anziane del posto hanno indosso vestiti tradizionali così carini che sembrano tutte piccole bamboline di ceramica. Qui non c’è possibilità di sostare per la notte pertanto, di primo pomeriggio, riprendiamo il cammino verso Godollo a vedere il palazzo dove ha abitato per più di sei anni la regina Sissi. Il palazzo è molto bello e le stanze sono tutte decorate ma la parte più bella è sicuramente il parco, grandissimo, con piante ad alto fusto e molto ben curato. Anche al posteggio del palazzo non è possibile sostare per la notte, andiamo allora al supermercato –aperto ventiquattro ore-dove passiamo una notte tranquilla. E domani…Budapest.
13 ottobre L’autostrada ci conduce proprio dentro Budapest, stiamo attenti perché se sbagliamo l’uscita, male segnalata, la supereremo e dovremo andare più avanti. Nonostante il traffico caotico Antero riesce a imboccare l’uscita giusta che ci conduce proprio nel centro di Budapest. Costeggiamo il Danubio in mezzo al traffico molto veloce fino ad arrivare alla stazione di Moszkvar Ter posta sotto le mura di Buda. Qui chiediamo informazioni su dove si trova il campeggio ma troviamo gente che non capisce, non sa o ci suggerisce di ritornare indietro.
 
 
 
 
Decidiamo di andare avanti perché Antero aveva localizzato il campeggio di Budapest proprio in questa direzione, arriviamo a un semaforo e.finalmente troviamo una freccia che indica il campeggio. Ci inoltriamo in questa strada e incominciamo a salire in collina, dopo circa dieci chilometri pensiamo di aver sbagliato. Ma va bene così e….arriviamo al campeggio . E’ gestito da una signora che parla anche italiano, ci dice subito che hanno variato il servizio di bus che portava direttamente in centro a Pest, comunque potremo prendere il bus 291 per la stazione di Moszkvar Ter e poi da li proseguire con la metro oppure con il bus 22 o il tram 4 e 6.
Per questo motivo ha diminuito (di poco) il prezzo della sosta-compresa la prima colazione. Dopo aver sistemato il camper ci attrezziamo per andare subito a visitare Budapest. All’uscita del campeggio a meno di 300 metri si trova la fermata del bus 291 che ci porta a una stazione di smistamento pulmann (Budagyongye) e qui ne prendiamo un altro per il centro. Proseguiamo a piedi per visitare il Parlamento che purtroppo troviamo chiuso ( è in corso una seduta dei parlamentari Ungheresi), non importa lo vedremo domani, quindi per una gita in battello sul Danubio. Arriviamo all’imbarcadero,vicinissimo al Ponte delle Catene, facciamo tante fotografie e poi, con il battello risaliamo il Danubio fino a raggiungere l’isola Margherita. Il servizio nel battello è impeccabile, ci accolgono signorine che paiono hostess, carine e molto gentili, ci spiegano come fare per ascoltare la registrazione, la spiegazione, dei monumenti che andiamo a vedere mentre risaliamo il fiume.
 
 
 
continua su seconda parte...


Pubblicato Domenica 16 maggio 2010
 
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