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Marocco 2009 - Dakhla e il Tropico del Cancro (prima parte)

Viaggi all'Estero
Dal 30 Gennaio al 26 Aprile 2009
 
……………e così andiamo, per la terza volta, in Marocco 
vogliamo arrivare oltre Dakhla, fino a raggiungere il tropico del Cancro.
 
 
30/1/09
Salutiamo i figli e i nipoti e, prima di uscire dal cancello, rivolgiamo lo sguardo verso il nostro cane lupo che, sofferente per le ultime cure fatte per il linfoma, ci saluta abbaiando festosamente, mentre in cuor nostro confidiamo, al nostro ritorno, di ritrovarlo. Il tempo è buono e non c’è molto traffico. Superiamo presto Genova e la costa Ligure, poi facciamo una breve sosta in costa azzurra per la pausa pranzo e proseguiamo verso Aix-en Provence. Finalmente verso le 17, lasciamo l’autostrada e percorriamo gli ultimi 7 km prima di arrivare a Greasque dove troviamo un’area di sosta presso la vecchia miniera, ora abbandonata. E così abbiamo percorso i nostri primi 650 km. L’area è situata vicinissima al paese c’è la possibilità di scarico/carico. Quando cala la sera, vediamo arrivare un altro camper che si ferma per la notte. Facciamo una bella dormita nel silenzio più assoluto.

31/1
La mattina alle ore 9 partiamo e notiamo subito che durante la notte ha fatto molto freddo, infatti, tutte le strade sono coperte da una piccola coltre di brina, quindi dobbiamo usare cautela. Ci dirigiamo verso lo stesso casello dell’autostrada da dove siamo usciti purtroppo, però da questo ingresso è possibile dirigersi solo verso Tolone o verso Nizza, quindi ritornare indietro!
Siamo costretti, nostro malgrado, a percorrere in senso inverso l’autostrada, raggiungere il primo casello, uscire e rientrare verso la direzione giusta. Il tempo sta cambiando, il sole che avevamo avuto il giorno prima non ci riscalda più. Ora piove e tira un forte vento.
Attraversiamo la Francia del sud dove, una settimana fa, un forte nubifragio ha allagato molte zone e un forte vento ha fatto cadere molte piante.
Antero fatica nella guida a causa della forte pioggia e del vento; lasciamo la Francia, facciamo la sosta pranzo in Spagna e infine, dopo aver superato Barcellona, usciamo dall’autostrada per andare a Sitges dove ci sono campeggi aperti; quando arriviamo, piove ancora forte.  
 
1/2
Partiamo alle nove ma nel campeggio, (affollato di Spagnoli) dormono tutti poiché hanno fatto tardi durante la notte. Riprendiamo l’autostrada, ha smesso di piovere ma il cielo resta coperto. Attraversiamo una zona completamente ricoperta da alberi da frutto in fiore e da agrumeti (arance, limoni e mandarini)…queste piante ci accompagnano per tutto il viaggio.
Superiamo Valencia poi Alicante e andiamo a Benidorm; quando arriviamo, il sole è ancora alto, troviamo molti campeggi già completi, poi ne troviamo uno con un unico posto libero. In questa zona i campeggi sono tutti attrezzati per ospitare i turisti stanziali.
Nei campeggi sono state istallate tende e roulotte molte molto fitte inoltre hanno costruito piccoli bungalow di legno che ricordano i campeggi della Maremma di trenta anni fa!
 
2/2
La mattina partiamo accompagnati da un bel sole caldo, arrivati a Murcia, lasciamo l’autostrada per dirigersi verso Granada e poi ridiscendere verso Algeciras. Il sole sparisce presto e viene sostituito da una fitta pioggia che ci accompagna per tutto il giorno. Poi, quando arriviamo nelle vicinanze di Granada, (siamo in piena Sierra Nevada) ecco che incomincia a nevicare. Tira un forte vento accompagnato da neve che già ai bordi della strada sta attaccando. Al passo, a quota 1300 metri, la neve in terra è già alta, la strada, però è sgombra perché già pulita dagli spazzaneve. Superiamo Granada e ridiscendiamo verso Malaga, dove riprenderemo l’autostrada. Attraversiamo Malaga, proseguiamo verso Marbella tutto lungo la costa e poi finalmente arriviamo ad Algeciras, dove all’uscita 122 troviamo il supermercato Carrefour dove possiamo sostare per la notte. Arrivati al posteggio, ci preoccupiamo di andare a prenotare il biglietto di A/R da Algeciras per Tangeri. L’agenzia di viaggi Gutierrez ci fa dono di una bottiglia di sidro e di un plum- cake. Ritorniamo al camper, facciamo la spesa all’ipermercato e …poi andiamo a riposare.
 
3/2
Alle ore 6,30 ci svegliamo, dobbiamo andare all’imbarco per Tangeri, è vero che la partenza è alle 9,30 ma è la prima volta che partiamo da questo porto perciò vogliamo anticiparci e, quando arriviamo, siamo i primi (e gli unici fino alle 8,30).
Alle 9,30 la nave lascia il porto e si dirige verso l’Africa. Abbiamo preso la nave veloce che in un’ora ci porterà in Marocco. Il mare però non è molto calmo, la nave rallenta mentre le onde la fanno oscillare. La traversata è più lunga e difficile del previsto sono già le 10,30 e ancora siamo in alto mare intanto molta gente, dopo aver fatto timbrare il passaporto, si sente male, molti, forse troppi, incominciano a vomitare. Dobbiamo lasciare il salone, dove ci sono le poltrone per andare verso la prua della nave.
Noi non stiamo bene, siamo bianchi in volto ma non vomitiamo. Finalmente la nave attracca al porto, sono le 12,30 (in Spagna le 13,30) la traversata, a causa del mare abbastanza mosso è durata tre anziché un’ora e mezzo!   
Alla dogana ci aspettano i soliti impegni e cioè il visto e l’autorizzazione per noi e il camper. Facciamo velocemente, anche se, a causa di un guasto al computer abbiamo l’autorizzazione per soli due mesi e, per prolungare la durata del permesso di soggiorno e quindi le nostre vacanze in Marocco dovremo andare in dogana (ad Agadir, o Rabat ecc).
Mentre ci dirigiamo verso Cap Spartel (Tangeri) sentiamo un rumore nel motore. Facciamo sosta veloce al campeggio, poi Antero telefona a Ima (il nostro amico di Tangeri) il quale ci viene a prendere con un taxi e ci accompagna a trovare la concessionaria FIAT a Tangeri.
Fissiamo subito un appuntamento per il giorno dopo per verificare di cosa si tratta, dopo, assieme a Ima andiamo a spasso per il centro e con lui trascorriamo tutto il pomeriggio.
Nel frattempo il sole è tramontato e man mano si accendono le luci, il nostro amico, si rende disponibile ad accompagnarci al campeggio (distante 12 km da Tangeri) con un’auto di un suo collega e noi contraccambiamo la sua disponibilità invitandolo a cena da noi, nel camper, per una bella spaghettata.
Ci fermiamo a un bar per un aperitivo in attesa di vedere arrivare il suo amico con la macchina e così aspetta, aspetta sono le 21,30 e, poiché il suo collega non arriva con l’auto (chissà cosa gli è successo?), decidiamo di salutare Imad, rimandare la cena a base di spaghetti e, con un taxi facciamo ritorno al campeggio; quando arriviamo appena siamo in grado di trovare il camper per il buio più assoluto che ci circonda. Poi incomincia a piovere e tirare vento per tutta la notte.

4/2
Alle 7,30 lasciamo il campeggio per andare all’officina Fiat di Tangeri.
Siamo per la strada quando ci telefona Bruno dicendoci che Lampo, il nostro cane lupo è morto. Siamo tristi, poteva morire in qualsiasi momento ma dopo la cura sembrava migliorato e pensavamo di ritrovarlo ad aspettarci al ritorno dal nostro viaggio. Arriviamo all’officina, ci fanno sistemare nel piazzale e subito un meccanico guarda la cinghia della ventola e intuisce che il rumore viene provocato da una piccola rotella che stride (forse a causa della sabbia che ha incorporato).
Prima la pulisce, la rimonta e sembra che il rumore non ci sia più ma, vedendoci in apprensione ci propone di cambiare il pezzo. Siamo contenti che si tratti di poco, vogliamo fare resto, pagare e partire, ma il meccanico è molto scrupoloso e prima di montarlo ci dice il prezzo del ricambio: 300 Dh (28 eu) + iva, diamo l’ok e il meccanico finisce il suo lavoro.
In tutto un’ora e mezzo con una spesa totale, compresa la manodopera di 576 dh (iva 20% compresa) pari a circa 52 euro.
 
 
Lasciamo Tangeri per dirigersi verso il sud quando inizia a piovere veramente forte. Percorsi circa 80 km ci fermiamo ad Asilah, sapendo che nel porto si può sostare. Arriviamo e ci sistemiamo in una parte leggermente asfaltata: meno male ! la pioggia cade talmente violenta che allaga tutto il piazzale e così farà per tutta la notte.
 
 
5/2
Ci alziamo, convinti di poter partire ma vediamo che la strada è allagata, anzi in qualche punto addirittura è alta fin sopra le ruote…quindi decidiamo di rimanere in attesa che si possa riprendere la strada per andare verso Salé. Non spiove e siamo costretti a rimanere ad Asilah trascorrendo il tempo sorseggiando in vari bar il the marocchino e il caffè olè.
 
6/2
Partiamo con destinazione Rabat-Salè. Purtroppo anche l’autostrada in alcuni punti è piena di sabbia portata dai fiumi in piena, noi proseguiamo fino a raggiungere El Jadida dove ci sistemiamo nel campeggio International.
E’ venerdì, il tempo è nettamente migliorato e non piove. Più tardi il sole incomincia a scaldare e sembra che il miglioramento sia decisivo. Di pomeriggio compriamo le matite per fare il sudoku… ecco che ritorna forte la pioggia…ma siamo preparati e non ci bagniamo per niente. Anche di sera riprende a piovere.  
                                     
7/2
Oggi sembra che la giornata prometta bene. Il sole fa capolino, non piove e la temperatura sale fino a diciotto gradi. Facciamo lunghissime passeggiate fino alla vecchia città portoghese. Visitiamo di nuovo le mura antiche, poi andiamo nel mellah per vedere i negozietti carichi di merci.
Facciamo spesa arance, olive, pane e carne…tenerissima. Di pomeriggio andiamo verso la capitaneria di porto per informarci come fare per prorogare il visto d’ingresso per il camper, oggi non è possibile, perché è domenica e gli uffici della dogana sono chiusi, dovremo ritornare domani, lunedì.
Restiamo a El Jadida perché, per chiedere la proroga, sicuramente, ci vorrà meno tempo rispetto a Agadir o Laayounne. Il pomeriggio non piove, ci riposiamo poi andiamo di nuovo in centro a spasso, la sera telefoniamo a casa per sentire come stanno; tutto bene solo il nipote più piccolo ha un po’ di raffreddore.
8/2
Andiamo di mattina in riva al mare accompagnati da un bel sole caldo. Facciamo una bella e lunga passeggiata mentre assistiamo a uno spettacolo comune qui in Marocco. Centinaia di ragazzi si sono riversati nella spiaggia, sulla sabbia hanno disegnato il loro campo di calcio e si sono messi a giocare. Ogni gruppo ha creato un piccolo campo e gioca…vederli tutti insieme, a gruppi, giocare il loro sport nazionale, è simpatico. Facciamo una sosta in un bar in riva all’oceano e ci gustiamo un buon caffè olè, poi mentre siamo fermi a prendere il sole sentiamo parlare italiano: un piccolo gruppo di sei persone si fermano accanto a noi per gustare anche loro il tè marocchino. Mary guarda attentamente una signora che le sta davanti e dice la conosco… la conosce? Ma siamo a 4000 chilometri da casa? . Si alza e va dalla signora la quale…udite udite riconosce Mary: si tratta di una coppia di aretini lui è avvocato (suo fratello minore è andato a scuola con Antero) e lei ha lavorato all’Usl di Arezzo.
E allora dopo baci e abbracci chiediamo da dove vengono, dove vanno, con chi sono, dove sono…e poi scopriamo che sono arrivati ieri sera nel nostro stesso campeggio, sono in comitiva con un’associazione culturale di Bologna.
Conosciamo tutti i partecipanti la gita, ci scambiamo le opinioni e gli indirizzi. I coniugi aretini hanno intenzione di anticipare il loro rientro e ci domandano informazioni su come traghettare ecc., Li accompagniamo a un’agenzia di viaggio per prenotare la nave che da Tangeri arriva a Genova, così da ritornare prima a casa. E’ l’ora di rientrare e per pranzo ci prepariamo un bel filetto di manzo alla griglia. Pausa e dopo le sedici facciamo di nuovo una lunghissima passeggiata. Il sole ci accompagna per tutta la giornata. Quando rientriamo, notiamo che una camionetta blindata della polizia giudiziaria di è fermata proprio nel bel mezzo della strada.
Due poliziotti scendono, chiamano un ragazzo che è in compagnia di due ragazze, lo avvicinano e lo accompagnano nei pressi del furgone, lo strattonano, lo riempiono di ceffoni e lo mettono dentro seguitando a picchiarlo, mentre la camionetta se ne va. 
Prima di cena salutiamo i nostri amici perché noi andiamo verso sud, mentre loro si avvicineranno a Tangeri per prendere la nave che li riporterà in Italia.
 
 
9/2
Alle 9,30 siamo davanti alla dogana portuale di El Jadida con l’intento di poter prorogare la permanenza del camper in Marocco. Gli impiegati che sono dentro sono gentili ma non possono aiutarci e ci indirizzano verso il porto commerciale della città a circa 20 km, dove potremo prorogare il permesso. Arriviamo a Port de Jorf-Lasfar e cerchiamo di entrare nel palazzo, dove è scritto Dogana, ma un poliziotto gentile ma deciso prima ci dice di allontanarci e poi, subito dopo, viene vicino ci chiede il motivo della nostra presenza lì, capisce e ci dice che questo non è il posto giusto, dobbiamo andare alla direzione generale della dogana di El Jadida che si trova a circa un chilometro e ci indica la strada. E così ripartiamo, troviamo un cartello con l’indicazione, facciamo sosta nel parcheggio e, passaporti e permesso di soggiorno in mano, Antero si reca negli uffici. L’impiegato è gentile, chiede i motivi scrive un po’, domanda da dove si viene e dove si va e il motivo della richiesta della proroga. Antero pensa di aver trovato finalmente la persona giusta! Sbagliato: l’impiegato va via con i documenti, entra in un ufficio da dove esce un altro impiegato che richiede nuovamente tutto; è chiaramente in difficoltà, pare proprio che forse non sa come e cosa fare, forse qui, non hanno mai fatto proroghe ai turisti! L’impiegato cerca di eludere le richieste di Antero che invece insiste e dice che in internet è indicata la facilità di questo servizio. L’impiegato non può esimersi ma frappone difficoltà; porta in un altro ufficio Antero, dove resta solo in attesa di ????? poi l’impiegato ritorna e richiede nuovamente se effettivamente vogliamo prorogare la durata del permesso. Ci spiega che deve contattare Marrakech e   accende il computer che…… non prende la linea. Passa un’ora, finalmente il computer si sblocca, parte il messaggio, ritorna il fax di autorizzazione, l’impiegato ora conduce Antero in un altro ufficio, dove viene anche una signorina, parlano tra loro in arabo, rifanno le solite domande ad Antero poi dicono che è tutto ok. Fino a quale data vogliamo la proroga? ci va bene il 30/5 anche se possiamo rimanere fino al 30/7.
L’impiegato ci accompagna dal capo della dogana il quale ri-domanda tutto, da dove si viene, dove si va, ci domanda come mai la validità del permesso è di soli due mesi, perché vogliamo la proroga, se abbiamo amici in Marocco, cosa siamo venuti a fare ecc ecc. Alla fine annuisce e l’impiegato riprende i passaporti e ci dice di seguirlo; alla signorina spiega cosa deve fare e dopo altri quindici minuti ecco che ritornano sorridenti con i nostri documenti e la proroga. Salutiamo e scendiamo le scale; Antero controlla la modifica fatta al permesso: la data di scadenza è il 30/5 ma la data di modifica effettuata è del 31/12/08!! ma come è possibile noi non c’eravamo in quella data! Ritorniamo indietro e facciamo vedere l’anomalia, si meravigliano, si scusano e correggono la data apponendo la data del 8/2/09 con il timbro di convalida e la firma del capo. Finalmente abbiamo ottenuto la proroga.
Erano le 10 quando siamo arrivati sono le 12,30 quando abbiamo di nuovo i documenti in regola…. (Forse bastava mettere un timbro, una nuova data di scadenza del permesso e la firma del direttore della dogana………….totale 10 minuti !).
 
 
Percorriamo velocemente i km che ci separano da Safì poi prendiamo la strada per Essaouira ma a un tratto la troviamo completamente allagata….impossibile passare, siamo costretti a rientrare in città e prendere la strada costiera bellissima ma stretta e piena di curve. Ci godiamo il panorama dell’atlantico che costeggiamo fino ad arrivare a Essaouira. Percorriamo i viali che conducono al porto con la speranza di trovare un posto in uno dei tanti posteggi vicini al centro. Lo troviamo ma abbastanza lontano, gli altri sono tutti occupati…ci sono veramente tantissimi camper posteggiati e la città è invasa dai turisti. Nel nostro posteggio ci sono 15 camper italiani venuti in gruppo qua per fare il rally del Marocco.Il sole è tramontato e ci dirigiamo verso il centro dove si trovano le varie botteghe degli artigiani poi andiamo al porto per mangiare dell’ottimo pesce. Scegliamo il menu, ci accomodiamo nelle panche e ci vengono serviti nell’ordine: Insalatina di pomodori, cipolle e peperoncino, gamberetti alla brace x2, totani alla brace x 2 sogliole alla brace x 2 1 bottiglietta di acqua sprite a testa e 4 tovagliolini di carta, 1 baguette.
Che mangiata di pesce…. tutto alla modica cifra di 100dh (ovvero euro 9,50) per entrambi.
Terminiamo la serata girovagando in città, dove troviamo una cooperativa femminina che vende i prodotti artigianali che loro stesse producono e facciamo acquisti: 2 abatjour per casa e   alcuni pupazzi in filo di ferro. E’ tardi quando rientriamo in camper per passare la notte.
 
10/2
La notte è tranquilla siamo accompagnati dal rumore delle onde che s’infrangono sulle rocce proprio sotto di noi. La mattina facciamo di nuovo una bellissima passeggiata, visitiamo il Mellah di Essaouira (che non avevamo visitato l’anno scorso), chiediamo il prezzo di alcune stoffe, ci soffermiamo presso i venditori di olive e infine facciamo spesa al mercato del pesce dove compriamo 2 grosse gallinelle di mare. Rientriamo in camper e subito ci gustiamo il pesce bollito con contorno di carote e patate. Il pomeriggio riprendiamo la nostra visita della città, facciamo altre compere per i figli, poi di sera ci colleghiamo in internet per parlare con Bruno.
 
 
11/2
Partiamo presto perché vogliamo andare ad Agadir ovvero al mega campeggio che si trova a 30 km prima di Agadir e dove c’è di tutto. La strada costiera ci riserva bei panorami, in alcune calette vediamo alcuni camper in sosta vorremmo restare anche noi ma siamo “ pieni” e dobbiamo trovare il campeggio dove scaricare, quindi proseguiamo fino ad arrivare a questo campeggio in “ stile europeo”. E’ pieno, no anzi. stracolmo, forse si libera qualche posto (750 piazzole di 90 mq l’una) entro 2 o 3 giorni oppure possiamo andare al campeggio (succursale) che si trova in riva all’oceano. Partiamo per vedere di cosa si tratta. Anche qui è stracolmo però qualche posto c’è. Proviamo a entrare da un ingresso laterale, nessuno ci ferma (è ora di pranzo) poi Antero chiede a un ragazzo del bar dove e se è possibile scaricare; si siamo autorizzati.
Che fortuna !…procediamo allo scarico e al ricarico dell’acqua, chiediamo se possiamo rimanere in riva all’oceano, fuori dalla confusione del campeggio ma non è possibile perché qui si può sostare tutto il pomeriggio ma la notte si deve stare dentro il campeggio. Proseguiamo, siamo a posto con l’acqua e possiamo dirigerci verso Tiznit ma quando arriviamo troviamo tutto completo o si prosegue oppure si trova un posteggio per la sera.
 
 
Antero si ricorda che vicino al negozio dove abbiamo fatto istallare l’antenna c’è una piccola piazza, andiamo e la troviamo occupata da 1 camper, ci sistemiamo vicino, paghiamo il posteggio al custode e andiamo a trovare l’ottico dove abbiamo comprato gli occhiali. Ci riconosce, ci accoglie sorridente pensiamo di comprare le lenti a contatto per i figli ma- stranamente il prezzo richiesto è molto più alto di quello che si paga in Italia perciò rinunciamo e salutiamo.
Il custode del parcheggio ci indica una lavanderia, prepariamo la roba da lavare e andiamo, sarà pronta domani alle 12. Davanti al posteggio c’è il suk del pesce dove compriamo una razza enorme…ma è troppo grande non possiamo prenderla tutta ed è difficile farsi capire comunque riusciamo ad ottenere mezza razza che dopo essere pulita è un chilo e mezzo.
Stasera….razza bollita con carote cipolla, patate, zucchine e prezzemolo. Che mangiata.
 
 
12/2
La mattina andiamo a fare un giro nel suk di Tiznit e cerchiamo qualcuno che possa rimettere in sesto l’orologio di Antero.
Chiediamo, giriamo e non troviamo nessuno che sia in grado di rimontare il cinturino, finalmente un bottegaio di dolciumi ci indica dove andare ma non riusciamo a trovarlo: il bottegaio ci vede in difficoltà ci dice, allora, di lasciare a lui l’orologio che lo farà aggiustare.
Lasciamo l’orologio (lo ritroveremo?) noi siamo molto fiduciosi, ci dice di ritornare dopo mezz’ora; abbiamo tutto il tempo per girare nel suk dove, in una piccola piazzetta, vediamo alcune persone che sorseggiamo il caffè.
Il locale è caratteristico ma anche il caffè ha un prezzo caratteristico; è servito in tazze moderne e con gusto ma costa 150 dh l’uno (1,30 euro). Ritorniamo a prendere l’orologio che ci viene consegnato sistemato: il bottegaio l’ha fatto riparare dal calzolaio (che poi scopriamo essere suo fratello) a lui vicino il quale fa, su richiesta, sandali a misura. E’ arrivato mezzogiorno andiamo a ritirare il bucato che ci viene consegnato pulito e profumato.
Poi ritorniamo a comprare del pesce: stavolta 1 kg di sogliole che, per metà, cuociamo subito alla mugnaia e l’altra la conserviamo per l’indomani. La sera, dopo cena andiamo in centro a passeggio, nel nostro girovagare per i negozi, compriamo una piccola pentola a pressione così da poter cucinare velocemente le verdure.
 
 
13/2
Prima di partire Antero va ad acquistare una bombola di gas che ci tornerà utile per cuocere fuori del camper poi andiamo ad Aglou Plage a circa 15 chilometri da Tiznit e, poiché si trova in riva all’oceano, ci mettiamo subito in costume a prendere il sole. A pranzo ci cuociamo le sogliole rimaste e poi a passeggio lungomare.
 
14/2
Stamane il cielo è parzialmente coperto e fa un po’ fresco. Andiamo a piedi verso la nuova costruzione dentro il parco marino che qui hanno creato. Vediamo tantissime piccole case (2 mq) abitate dai pescatori del posto, Entriamo in una di queste che viene utilizzata come deposito di pesce. I pesci, appena pescati sono messi dentro una ghiacciaia scassatissima vecchissima ma funzionante con il ghiaccio e senza elettricità.
Ci chiedono se vogliamo del pesce e ci fanno vedere, al buio, quello che hanno appena pescato, rinunciamo all’acquisto e proseguiamo lungo la falesia che costeggia l’atlantico. Tira un venticello che rende frizzante l’aria, ora siamo a 30 gradi ma si sta bene sotto il sole con il vento.
Prendiamo una piccola pista a monte dell’oceano e troviamo cespugli con margherite, fiori viola e arancio, sono fiori selvatici che nascono qui e vivono grazie alla rugiada della notte.
Ne raccogliamo un po’ facendone un piccolo mazzo per festeggiare San Valentino.
 
15/2
Ad Arezzo celebrano la festa della Madonna del Conforto; noi facciamo la nostra passeggiata mattutina e poi a pranzo ci prepariamo una grandissima frittata di cipolle. E’ domenica e vediamo arrivare da Tiznit tanti pullman e taxi con i turisti locali.
Tutti vanno lungomare a fare passeggiate e sorbire dei buoni caffè. Dopo aver trascorso buona parte del pomeriggio in riva all’oceano, andiamo nel centro di questo piccolo villaggio per vedere le nuove costruzioni e i restauri delle case dei pescatori. Ci fermiamo in una casa che ci pare molto ben rifinita è di una signora francese che ci saluta e ci invita a vedere la sua casa; la troviamo tanto bella che restiamo affascinati, che ci informiamo sui prezzi delle abitazioni.
 
 
Ci dicono che ora sono aumentate e ci vogliono 90/100.000 euro per 100 mq. che possono diventare 200 mq alzando un piano sopra. Accanto alla casa della francese ci abita una italiana che ha deciso di vivere qui per almeno 6 mesi l’anno.
Ci fa entrare in casa sua : che dire è veramente bella pare un Riad: ha tutte le porte di legno intarsiate a mano, colonne rifinite con decori e stucchi…insomma ci piacerebbe proprio avere una casa fatta così ed in questo posto.
Sono tutti gentili e sarebbero felicissimi di avere accanto a loro ancora qualche europeo…meglio Italiano. Salutiamo e rientriamo al campeggio mentre i turisti locali rientrano verso casa usufruendo dei pochi taxi presenti(vecchie grandi Mercedes a gasolio). Quanti saranno dentro ogni taxi? Noi li abbiamo contati 11+ l’autista!!!!
 
16/2
Alle 9 ritorniamo a Tiznit per chiedere al calzolaio artigiano che abbiamo conosciuto , se è possibile avere due plantari uguali a quelli che abbiamo portato. L’artigiano non si scompone e si mette subito al lavoro e ne sforna ,due identici, in meno di 15 minuti . Allora visto che è così abile chiediamo se ci prepara i sandali infradito per nostra nuora, per i nostri figli e per nostro genero. Prendiamo appuntamento per ritirare il lavoro finito alle 12,30, nel frattempo noi andiamo al mercato a comprare le (minuscole) banane e le arance(giganti) , passeggiamo un po’ e poi alle 12 ritorniamo dall’artigiano e vediamo il lavoro in fase di rifinitura: alle 13,30 ritiriamo la merce, e andiamo verso Sidi Ifni che dista solo 60 km e dove ci fermeremo alcuni giorni.
 
17/2
La mattina andiamo verso il centro per trovare i nostri amici di Arezzo che sono qui per 6 mesi l’anno. Non li troviamo al loro camper, lasciamo un biglietto e ci fermiamo in un bar, vicino al mercato, per prendere il consueto caffè olé . Mentre stiamo gustando la nostra colazione ecco che vediamo arrivare la nostra amica, baci, abbracci e fissiamo per ritrovarsi insieme il pomeriggio , poi comperiamo costolette di agnello da fare al carbone. Nonostante che le costolette, sui carboni ardenti, parevano dire mangiatemi, in realtà sono molto dure e gommose: ergo la prossima volta che acquistiamo della carne la faremo frollare nel nostro frigorifero. Ritorniamo, il pomeriggio, verso il centro dove vediamo arrivare un bus pieno di marocchini che improvvisamente si ferma lungo la strada. Dal bus scendono tutti si mettono dietro e spingono fino a farlo ripartire e poi, in corsa rimontano nel bus (qui è consueto vedere spingere le auto e i motorini ma i bus ancora non li avevamo mai visti). Ci ritroviamo con i nostri amici i quali ci invitano a visitare la loro casa, infatti per ospitare, nei sei mesi che qui risiedono, i propri figli hanno pensato e deciso di prendere in affitto, per un anno, un appartamento al costo di 950 dh il mese (89 euro mese) .e cioè molto meno del campeggio.
 
18/2
Il sole splende alto nel cielo, noi dopo aver comprato la frutta e la verdura cuociamo il resto dell’agnello nella pentola a pressione con patate e carote e....questa volta oltre che gustoso è anche buono da mangiare. Il pomeriggio lo passiamo a passeggiare in riva all’oceano e nella terrazza del campeggio.
 
19/2
Partiamo presto perché ci sono 300 km da fare. Vediamo che in alcuni punti la strada è allagata e invasa dal fiume e tanta sabbia ai lati della strada. Arriviamo a Tan Tan Plage (El Quatia) e facciamo un giro panoramico del paese per vedere se è possibile sostare liberamente vicino all’oceano , tira un fortissimo vento e si alza la sabbia e questo già ci scoraggia , comunque quest’anno hanno messo i cartelli con il divieto di sosta ai camper e quindi andiamo nel campeggio dove ci sistemiamo abbastanza riparati dal vento. E’ ora di pranzo e ci viene incontro un giovane con una cassetta piena di pesci, contrattiamo il prezzo e compriamo due chili di sogliole. Alcune le facciamo subito in gratella, le altre le mangeremo stasera. Il pomeriggio, dopo la consueta passeggiata lungo mare andiamo a comprare le sfogliatelle che qui sono particolarmente buone, e per merenda 4 paste.
Telefoniamo a casa e ci aggiorniamo sulla malattia del cognato che ,purtroppo, non sta bene, anzi sta peggiorando!. Anche qui notiamo come negli altri posti che abbiamo visitato un continuo fermento, il Marocco corre a grandi passi, costruiscono case, giardini e restaurano le abitazioni, troviamo tutto abbastanza pulito eccetto Sidi Ifni e qualche altro posto.
 
20/2 - 21/2
Sosta a El Quatia. Colazione al bar lungo mare poi incomincia ad alzarsi un forte vento che ci consiglia di andare in centro del paese, al coperto. Facciamo spesa, ci cuociamo il pollo in gratella, prendiamo il sole, leggiamo i nostri libri , facciamo le parole incrociate.
 
22/2
Partiamo per andare a Layounne ci separano 370 chilometri di deserto di sassi. Superiamo alcuni campeggi sauvage in riva all’oceano, arriviamo a Akfenir dove facciamo il pieno di gasolio a prezzo ridotto (4,38 dh a litro pari a 40 centesimi di euro a litro). Improvvisamente un fortissimo vento alza la sabbia, il cielo diventa giallognolo, decidiamo di fare sosta al distributore perché non è il caso di camminare. Passano 15 minuti e la tempesta di sabbia si allontana e noi riprendiamo il nostro cammino. Troviamo i primi posti di blocco, ci chiedono da dove veniamo e dove andiamo poi quando diciamo che è la terza volta che veniamo in Marocco ci lasciano passare senza chiederci né il passaporto e nemmeno la dichiarazione con tutti i nostri dati. Arriviamo a Layounne (siamo stati filtrati da almeno 6 posti di blocco) e andiamo nell’unico campeggio di questa enorme città, dove troviamo altri 4 camper. Tira un forte vento che alza la sabbia, poi, prima di sera vediamo arrivare un gruppo di fuoristrada con la scritta Amsterdam - Dakar e si fermano per la notte.
 
23/2
Presto i partecipanti alla Amsterdam - Dakar lasciano il campeggio e ci svegliamo anche noi. Partiamo per iniziare questa nostra nuova piccola avventura verso il sud del Marocco. La nostra prossima meta è Cap-Boujdour a circa 180 km da Layounne. Non troviamo nessuno, solo alcuni camper che ritornano e camion frigoriferi. Il panorama è desolato, sassi e nient’altro che sassi. A fianco della strada pascolano dromedari che talvolta, fermi in mezzo alla strada ci impediscono il transito. Ancora posti di blocco per il controllo dei documenti ma ci fanno sempre segno di passare e solo quando arriviamo in prossimità di Cap Boujdour veniamo fermati da un civile che assieme ad un militare ci fa mille domande. Sono cortesi, devono svolgere il loro lavoro e poi ci fanno passare avvertendoci che non ci è consentito fare foto a militari e alle loro postazioni o riprendere le caserme, i camion..insomma niente . La città pur se completamente militarizzata è accogliente larghi viali la attraversano e ci permettono di arrivare al campeggio con una buona segnaletica. Il campeggio è in riva all’oceano, completamente circondato da alte pareti per fermare la sabbia ed il vento che qui tira molto forte. Certo, trovare un campeggio come questo in un posto lontano dalle zone più turistiche ci meraviglia e visto che è dotato anche di lavatrici , laviamo tutta la biancheria, lenzuoli compresi. Alle signorine che pensano a mettere il bucato ad asciugare doniamo aspirine e collirio, loro contraccambiano con una candeletta rivestita e tanti, tantissimi baci.
Da quando abbiamo superato Guelmine   la linea telefonica diretta con l’Italia non è più possibile , meno male che Antero ha sempre una scheda telefonica marocchina così possiamo telefonare a casa e parlare con i nostri figli.
La temperatura è aumentata man mano che scendiamo verso il sud ma il vento, che tira abbastanza forte , rinfresca tutto. Pensiamo sempre al vento, sappiamo che qui è sempre così , anzi, talvolta è con tempesta di sabbia, ma noi vogliamo scendere ancora più a sud e, proseguire per altri 4/500 km in questo deserto di sabbia e sassi, ci scoraggia un po’. Sappiamo che da qui a Dakhla ci sono solo 2 distributori e 2 minuscoli paesetti e nient’altro: ancora non siamo sicuri se andare o ritornare verso il nord. Decidiamo di rimanere qui anche domani per poi prendere una decisione.
 
 
24/2
Abbiamo deciso: andremo fino a Dakhla e poi al Tropico del Cancro. Dopo pranzo una coppia di italiani , arrivati in mattinata con un fuoristrada, vengono a salutarci (siamo gli unici italiani presenti), loro sono di Magione (PG) dove gestiscono un agriturismo e sono stati in Mauritania , in Senegal ed in Mali con il loro fuoristrada così ci raccontiamo le reciproche avventure , poi ci scambiamo gli indirizzi e l’impegno a ritrovarci quando saremo in Italia.
 
25/2
La mattina mentre noi prendiamo la strada per il grande sud i nostri amici prendono la strada per Layounne e fare ritorno in Italia. I 400 km che ci separano da Dakhla sono lunghi e monotoni, eppure teniamo una velocità media sopra gli 80 km/ora ma percorrere una strada sempre diritta senza alberi, senza niente da vedere all’orizzonte se non deserto di sassi e solo talvolta piccole dune di sabbia è molto faticoso. Nonostante l’assenza totale di vita, come noi la intendiamo, in mezzo al nulla ogni tanto c’è un posto di blocco. Dopo 170 km troviamo un distributore che fortunatamente ha il gasolio, vediamo anche alcuni raggruppamenti di case per militari. Altro distributore dopo ulteriori 120 km , poi la strada fa qualche curva , si passa in mezzo a piccole colline che alla base sono ricoperte, pensate un po’, da bellissimi fiori celesti e piante grasse fiorite. Scendiamo per fotografare i fiori e prenderne qualcuno e con sorpresa vediamo che qui, in mezzo alla sabbia del deserto nascono i fiori che noi conosciamo come i “semprevivi”. Finalmente scorgiamo un cartello con l’indicazione: Dakhla 40 km. Ci troviamo al bivio, a destra entreremo nella strada che ci porta a Dakhla, in fondo alla penisola, a sinistra la strada prosegue per il Tropico del Cancro e per la Mauritania. Noi siamo in attesa che il poliziotto responsabile del posto di blocco ci consenta il passaggio, ci chiede dove andiamo cerchiamo di spiegargli che vogliamo arrivare al Tropico del Cancro e poi ritornare per andare a Dakhla; ci fa passare e proseguiamo verso la Mauritania. Adesso il panorama è bello, siamo sopra una falesia a destra l’oceano è blu intenso e isolotti che separano l’oceano dalla penisola di Dakhla formando una laguna. Lungo la strada ci sono alcuni minuscoli villaggi di pescatori mentre dalla parte sinistra sempre sassi e nient’altro che sassi, talvolta , scorgiamo case costruite per i militari che presidiano il territorio poi, la strada non scorre più lungo l’oceano e quando arriviamo ad El Argoub (che sappiamo essere un villaggio di soli militari), davanti a noi e intorno a noi solo sassi e deserto. Abbiamo già percorso 40 km e, stando alla carta stradale dovremmo essere nei pressi del Tropico del cancro ma le coordinate geografiche che Antero aveva memorizzato nel telefono ci fanno proseguire. Finalmente, esattamente 21 km dopo El Argoub, lungo la strada vediamo un cartello con la scritta “Tropico del Cancro”. Controllo veloce del GPS che conferma l’esatta posizione della linea immaginaria che rappresenta il tropico, superiamo il cartello, facciamo retromarcia e ci sistemiamo, con il camper proprio vicino al cartello per fare le foto ricordo di questo nostro viaggio. Antero scatta le foto ma non possiamo farne una assieme perché non ci sono punti di appoggio per la macchina fotografica. Come fosse uscito dal centro della terra ecco che un giovanotto viene verso di noi, ci saluta, ci da il benvenuto, noi cogliamo l’occasione al volo: gli diciamo se ci fa una fotografia a ricordo ; lui è contento e ci ritrae, anzi ci immortala sotto il cartello “tropico del Cancro”. Antero gli chiede se ha bisogno di qualcosa lui dice che ha fame , accetta una scatoletta di sardine, il vino lo rifiuta, ringrazia e sparisce in mezzo ai sassi….da dove era venuto. Prima di ripartire vediamo se possiamo raccogliere qualche sasso a ricordo della nostra nuova avventura ed abbiamo la fortuna di trovare sassi con attaccati resti fossili di conchiglie. Ne facciamo una piccola scorta per portare a casa. Ripartiamo, ora alle spalle abbiamo 300 km per arrivare in Mauritania e davanti a noi 60 km per arrivare al bivio che, dopo altri 40 km ci porterà a Dakhla.
Superiamo il bivio dopo aver ri-salutato il militare al posto di blocco e ci troviamo, dopo 5 km, in un paesaggio lunare. A destra alte colline di sabbia bianca , alla sinistra la laguna che con le sue acque arriva al ciglio della strada tanto da farci credere che in qualche posto forse non sarebbe possibile passare. Arriviamo e, dietro ad una curva, c’è un grandissimo posteggio sulla laguna dove vediamo non meno di 30 camper in sosta. Lasciamo la strada asfaltata, facciamo una breve pista e, anche noi ci fermiamo qui ancora stupiti da questo meraviglioso panorama.
Il tramonto sulla laguna è di quelli che ricorderemo per il resto della nostra esistenza. Il cielo di notte, in assenza di qualsiasi luce e a questa latitudine è semplicemente meraviglioso e ci offre una visione delle stelle e dei pianeti che non avevamo mai visto.
 
26/2
La mattina assistiamo al prosciugarsi della laguna perché ogni 6 ore l’acqua dell’oceano , per effetto delle maree riempie la laguna. E scopriamo che tante persone, munite di stivaloni alti o addirittura vestiti di gomma vanno nel bagnasciuga della laguna per oltre 4 km chi a pescare le mormore , altri invece a catturare i cannolicchi da cui ricavare l’esca per pescare nella laguna. Nel grande parcheggio dove sostiamo hanno installato un grande tendone che serve per i surfisti che domani faranno una gara qui, in questa laguna in occasione della festa nazionale di Dakhla che si svolge negli ultimi 3 giorni di febbraio.
Ci sono tanti campeggiatori italiani che vengono qua a svernare chi per tre mesi chi per sei, attratti da un bel sole sempre caldo, niente pioggia e tanto pesce che ciascuno può pescare ; questi sono i posti più pescosi del mondo. Il posteggio è presidiato da un gruppo di militari quindi la sosta qui, anche se libera, è tranquilla e garantita dalla presenza dei militari. Stiamo facendo , quello che i Francesi chiamano “camping sauvage” senza acqua (bisogna andare a Dakhla, distante 25 km da qui) per scaricare, invece qui c’è una buca, oggi attrezzata. E’ gratis e il panorama compensa il sacrificio di non avere le comodità a cui siamo abituati. Ci arrangeremo sapendo che possiamo andare in città, fare la spesa, caricare acqua direttamente al serbatoio della città ed anche scaricare al campeggio che si trova a 6 km da Dakhla. Dopo pranzo facciamo la nostra prima passeggiata nella laguna e troviamo grosse conchiglie poi, mentre l’acqua si alza e riempie la laguna ,vediamo tantissimi campeggiatori e giovani marocchini che, muniti di surf o con il paracadute ed il surf , volteggiamo sulle acque dell’oceano spinti sempre da un generoso vento che qui non smette mai. Noi andiamo nella collinetta prospiciente il posteggio e da lassù godiamo di un bellissimo panorama: l’oceano è di un blu intenso, la laguna, mentre l’acqua entra diventa man mano verde, celeste e poi blu; bellissimo il contrasto delle falesie che sono a picco sulla laguna e ricoperte di sabbia bianca. Eccezionale la vista di tanti surfisti che volteggiano nell’acqua. E così arriviamo al tramonto, Antero intanto cerca di capire come pescano gli altri campeggiatori, quale esca e dove vanno; ci godiamo questo strano e bellissimo panorama. Siamo arrivati qua tranquillamente, per il momento, abbiamo trovato tanto vento ma niente di particolare; non ripartiremo subito restiamo un po’ per vedere il festival di Dakhla.  
 
27/2
Stamane, di buona mattina, andiamo al di la della laguna verso l’oceano. C’è da attraversare una grande pianura di sabbia indurita dal sole è immensa e lunga oltre 3 chilometri prima che si possa raggiungere la spiaggia bagnata dalle acque dell’oceano. Il sole, anche se è mattina è sempre più caldo, siamo soli in questa immensità davanti e tutto intorno a noi solo sabbia, dietro, va scomparendo la macchia bianca dei camper in sosta. Troviamo alcune grosse conchiglie e tante impronte di dromedari. Finalmente, dopo oltre 1 ora arriviamo, le onde si infrangono con violenza nella sabbia creando vortici che ci consigliano solo il bagno dei piedi. Una nave, anzi una grossa carcassa di nave   giace sulla spiaggia .
Prendiamo il sole senza soffrire la calura in quanto il vento spira abbastanza forte. Rientriamo che è l’ora di pranzo, noi non siamo attrezzati per mangiare fuori dal camper, perché il vento non ci permette di tenere acceso il fuoco della bombola, non ci sono legni per attizzare il fuoco con il carbone e la sabbia ci sferza il volto. Mangiamo dentro il camper la verdura e la carne che abbiamo dietro. E facciamo l’elenco delle cose che sono necessarie per rimanere qui per un periodo lungo: per prima cosa occorre mettere una paratella (quella che noi vedevamo mettere ai tedeschi tanto, tanto tempo fa) intorno al camper ma non più alta di 1 Mt così da non far arrivare la sabbia dentro il camper e poter cucinare all’aperto. Guardiamo con attenzione come sono sistemati gli altri camperisti e prendiamo nota delle cose che sono necessarie per fare una lunga sosta in questi posti,   in previsione di un nostro ritorno il prossimo anno. Mentre noi trascorriamo il tempo leggendo, il sole fa alzare la temperatura che alle 14 segna 38 gradi. La laguna è viva le basse maree permettono ai pescatori di andare vicino all’isolotto (che dista 4 km) a pescare, mentre le alte maree consentono ai surfisti di scivolare nelle onde spinti da un vento robusto.
Il tramonto del sole sull’oceano ci ricorda che è ora di preparare la cena e, dopo, godere del cielo illuminato dalla luna piena e da una miriade di stelle.
 
28/2
Lasciamo la laguna e ci dirigiamo verso Dakhla per andare a vedere il festival. La città è grande e si presenta subito come più importante avamposto militare. Lungo i viali di accesso alla città ci sono immensi edifici anche in stile fortezza , c’è anche una zona riservata alle N.U. che qui svolge un delicato compito e tanti, tantissimi anzi una moltitudine di militari. Il solito posto di blocco e arriviamo nel centro della città dopo aver attraversato la parte più nuova. Qui si respira, ancora più che in altri posti, qualcosa di europeo , anche le case, per lo meno quelle più moderne, alte anche 3 piani, ci ricordano che gli spagnoli hanno lasciato la città a metà del secolo scorso.
Arrivati nella piazza del mercato della città vecchia notiamo subito una grandissima confusione ci fermiamo per capire dove si trova il luogo dove si svolge il festival e facciamo la cosa più semplice, seguiamo la moltitudine di gente che si incammina per una strada cantando e ballando..e..dopo 200 metri arriviamo in uno spiazzo. Proprio davanti a noi, in uno immenso spazio sterrato (abbiamo calcolato circa 3 km quadrati) si svolgono le varie attività del festival. Proprio oggi avrà luogo la corsa dei dromedari. Alle 12 assistiamo alla parata di 40 dromedari contrassegnati con i numeri e cavalcati da persone giunte qui da tutto il Marocco , dalla Mauritania e anche dal Senegal. Il palco d’onore si riempie di personalità arrivate qui con grosse auto, c’è un gran vociare, cantano tutti e…tanta, tanta confusione. Noi, in attesa che si svolga la corsa facciamo il giro della pista , tutto intorno tantissime tende , entriamo all’interno delle tende dove i sahrāwī (popolo locale costituito dai gruppi tribali tradizionalmente residenti nelle zone del Sahara Occidentale gravitanti sul Sāqiyat al-hamra e sul Wadi al-dhahab (Rio de Oro) e che avevano cominciato negli anni trenta a reclamare la loro indipendenza)   hanno allestito l’esposizione dei loro prodotti, dei loro lavori artigianali. La maggior parte dei presenti ha una carnagione molto più scura di quella che abbiamo visto finora , tutti sono cordiali, ci salutano e ci danno il benvenuto mentre molti (ai quali chiediamo autorizzazione) evidenziano il loro piacere nel farsi fotografare. E così ecco che Mary abbraccia un gruppo di ragazze che passeggiano e che si fanno fotografare, tutte hanno occhi bellissimi , poi scattiamo numerose fotografie in una tenda dove si svolge la rievocazione della cerimonia , nei vestiti tradizionali, del matrimonio di una ragazza Saharawiana (molto giovane!!!). Ci sono anche scuole di ragazze che , assieme alle loro insegnanti pubblicizzano i loro lavori, sia di studio che di artigianato e noi veniamo invitati a leggere i loro opuscoli (in francese), si fanno fotografare e ci chiedono di inviare loro, quando saremo ritornati in Italia, le foto fatte ed anche qualche foto della nostra città.
Così trascorriamo la prima parte del pomeriggio curiosando nelle varie tende, mangiando quello che cuociono loro. Alle 16 vediamo arrivare un gruppo di cavalieri con i loro cavalli riccamente addobbati che si preparano al gran finale della corsa dei cavalli berberi che si svolgerà domani. Bellissimo vedere i cavalieri con i fucili in mano che corrono velocissimamente urlano e sparano tutti insieme quando arrivano davanti alla tribuna d’onore; chi spara in ritardo….viene eliminato…dalla gara.
Non facciamo in tempo a vedere finire le corse dei cavalli che alle 18 iniziano le corse dei dromedari, mentre scende la sera, noi restiamo in questo spiazzo mentre tutti gli altri camperisti se ne vanno. Siamo soli, davanti, a noi ancora la confusione di questo immenso circo all’aperto, facciamo una passeggiata nel vicinissimo centro e mangiamo un prodotto locale: Mary un pane imbottito con pesce allo zenzero, salsa piccante e..patatine fritte, Antero un pane imbottito con salsicce di dromedario cotte alla brace, salsa piccante e..patatine fritte. Pesantucci…. ma buonissimi. Alle 21,30 sembra che tutta la confusione sia terminata ed il grande spiazzo del festival pare deserto e noi ci prepariamo per trascorrere la notte in tranquillità. Sicuri ?
 
1/3
Alle 23 quando già eravamo nelle mani di   Morfeo sentiamo un gran vociare , ci alziamo e vediamo che il grande spiazzo si riempie di nuovo di tantissimi giovani che , nel palco delle autorità, accendono i microfoni ed incominciano a cantare…si scatena il pandemonio…… così faranno fino alle 3 di notte. Alle 4,30 e alle 6,40, mentre ci gustiamo il riposo ecco che l’Imam chiama alla preghiera i suoi fedeli, ma tutto questo fa parte della nostra avventura in queste terre lontane!
Stamane andiamo a vedere la città, il mercato, e comperare le cartoline……..le cartoline? E che roba è…qui non esistono! Durante la nostra passeggiata, Antero vede un barbiere e decide di farsi tagliare i capelli; il barbiere, gentilmente, cambia subito il canale della tv e ne mette uno Italiano. Facciamo alcune foto ricordo e poi, dopo aver comprato il pesce rientriamo. Oggi ci sono le finali della corsa dei cavalli. Ci mischiamo alla gente del posto Mary urla e incita i cavalieri nello stile arabo e le donne che ci sono attorno ridono e sono contente che una turista Italiana faccia come loro. La festa continua tra una moltitudine di persone, di venditori, insomma una grandissima confusione che dura fino alle 21,30 poi ..tutti a casa. Noi restiamo a dormire, proprio qui davanti nella piazza.
  
 
 
2/3
Dopo aver fatto le compere al mercato usciamo dalla città per andare in una falesia sopra l’oceano, troviamo tanti altri camperisti che qui sono a fare camping sauvage e a pescare. Trascorriamo tutta la giornata sotto un caldo sole. La sera siamo solo 5 camper ed un furgoncino con 2 giovani surfisti spagnoli. Alle 20 arriva un fuoristrada con altri giovani , i 2 surfisti del furgoncino vengono da noi ci dicono che vorrebbero andare a cenare in centro e ci chiedono se possiamo controllare il loro mezzo stracarico di attrezzature per surf. E così facciamo i guardiani, alle 22,30 rientrano i due spagnoli, ci ringraziano e poi vanno a dormire.
 
3/3
Ci alziamo sotto un bel sole, durante la mattinata , il vento è aumentato e così, dopo colazione, decidiamo di andare al campeggio sia per scaricare che per ripararsi dal forte vento. Il campeggio non offre niente di particolare, dista oltre 5 km dalla città però ha alte mura che ci riparano dal vento e dalla sabbia. E così trascorriamo, sempre sotto un sole cocente, la giornata.
 
4/3
Andiamo al mercato a Dakhla per fare acquisti. Compriamo fragole e   arance, poi restiamo in mezzo al trambusto e la confusione dei venditori. Il mercato del pesce è al coperto in un grande unico locale con ai lati dello stanzone tanti piccoli box per la vendita . Nel centro della stanza, un’altra struttura di pietra e marmo dentro la quale ci sono i pulitori , cioè coloro ai quali, dopo l’acquisto, va consegnato il pesce da pulire. Dentro i box   ciascun venditore   urla per invitare la gente ad acquistare la propria merce, mentre il gruppo di “pulitori di pesce”   li squama e li eviscera. Nel frattempo, mentre altri pescatori portano il loro pescato, altri puliscono per terra. La scelta è difficile per la grande varietà dei pesci , tutto è freschissimo. Facciamo fatica a rifiutare i continui inviti dei venditori, prima vogliamo vedere tutto e dopo fare i nostri acquisti. Per la sera compriamo sogliole giganti mentre per pranzo, una bella, agitata, aragosta. Andiamo nella falesia di solo sassi così che il forte vento non ci riempia di sabbia. Purtroppo nonostante il sole che ci invita a stare fuori non possiamo poiché il vento , che nel frattempo è aumentato, ci consiglia di rimanere dentro il camper. Comunque , mentre il camper traballa per il vento riusciamo a cuocere e gustarci la nostra bella aragosta .
Di pomeriggio il vento si calma un po’, rientriamo in città per andare a cenare nel più famoso ristorante di Dakhla il “ Casa Louis” dove ci gustiamo una cena tipica. Sono le 21,30, prima di andare al camper che abbiamo messo in una grande piazza vicino alla caserma delle N.U., facciamo una passeggiata e vediamo, in una piazza vicina, chi vende pesce fritto, chi invece cuoce la carne tipo arrosticini e tanta , tanta gente che frequenta bar , che passeggia. E’ molto tardi, ma qui ancora c’è un gran via-vai di gente, alle 24 rientriamo al camper.
 
5/3
Dopo una notte tranquilla, la mattina siamo svegliati dal vociare di alcune persone.
Nella vicina caserma hanno incominciato a fare alcuni lavori di restauro. Mentre loro stanno lavorando facciamo, tra noi, alcune considerazioni. I marocchini , in generale, hanno un altro tipo di approccio al lavoro, il loro ritmo e modo di lavorare è molto diverso dal nostro ma sicuramente esistono delle motivazioni. Qui, davanti a noi saranno almeno in 15 (lavorano sempre in gruppi numerosi, d’altronde il costo della manodopera è quasi nullo, devono finire alcuni fregi in un muro di cinta della caserma e li eseguono a mano senza alcuna sagoma preparata mentre un uomo, sicuramente più importante degli altri, con un cartone controlla che la distanza fra una colonna e l’altra sia giusta e rifinisce i fregi con della malta che altre 2 persone hanno impastato con un badile, non avendo la betoniera).Uno porta la sabbia, uno impasta uno porta la malta finita, uno ripara, uno controlla, uno porta via la carta dei sacchi di cemento, uno ecc , ecc. E così fanno per tutti i loro lavori, sono sempre una moltitudine, finiscono il lavoro in un tempo relativamente breve perché sono tanti. E poi c’è il momento della preghiera , del the, del riposo. E’ così radicato questo sistema che pensiamo sia impossibile essere modificato. Qua si fa tutto, tutti insieme e …. con tutto il tempo che occorre
Andiamo di nuovo in centro per cercare, se possibile, un parrucchiere per Mary. Ci sono tante tende dove vendono prodotti di artigianato locale, noi ci fermiamo in quella dove c’è una ragazza alla quale domandiamo se conosce un parrucchiere per signora. Si vede che è sorpresa per la richiesta fatta, ride e ci fa cenno di seguirla e così andiamo con lei dentro   minuscoli vicoletti sterrati (e siamo in centro!), troviamo , caduta per terra, l’insegna del parrucchiere, entriamo in una casa spostando una tenda che serve come porta di accesso . Siamo stupiti, ci viene da ridere, oppure no forse ci viene da piangere, comunque riconosciamo che siamo un po’ incoscienti. Al di là della tenda a destra entrando c’è un piccolo locale con sedie scassate ..è la sala di attesa, più avanti in un’altra stanza c’è la televisione e qui viene consumato il rito del the, entrambi si affacciano in una stanza più grande dove il parrucchiere esercita la sua attività. L’arredamento è quello che avevamo 60/70 anni fa, mobili,specchi,attrezzatura tutto ci riporta indietro nel tempo, gli specchi sono tutti incorniciati con fiori di plastica; e solo alcuni prodotti ci ricordano l’attualità come le tinture per i capelli dell’Oreal.
Che fare? Mary desidera rimettere in sesto i capelli e decide di rimanere chiedendo al parrucchiere, che ci pare un po’…particolare se lava e mette la tintura nei capelli. Il parrucchiere è sorpreso quanto noi, ride, si fa in quattro per cercare di capire le richieste poi chiama una ragazza spagnola per fare da interprete e finalmente riusciamo ad intenderci.
Il parrucchiere contento di aver lavorato per una Italiana, prepara una maschera rinfrescante con l’argilla di due tipi (prima bianca e dopo argilla rossa). Antero   riprende con la telecamera i momenti più salienti ed è  simpatico vedere il filmato fatto per l’occasione!!!
Facciamo delle foto ricordo e promettiamo, se ritorniamo a Dakhla, di andare a trovarli. Saremo loro graditi ospiti.
Si avvicina l’ora di pranzo, decidiamo di andare in un locale caratteristico Saahriano che si trova proprio davanti alla grande moschea e vediamo tanti, tantissimi uomini che camminano svelti svelti (quasi corrono) ed entrano per la preghiera. Chi ha mangiato come noi? Insalata mista condita con olio di Argan , accompagnata da una salsa bianca acida e, a parte, un’altra salsa marrone piccante. Poi macinato di cammello cotto al carbone condito con una salsa gialla con contorno di rape rosse completamente scondite e …per finire patatine fritte, il tutto innaffiato da una bibita.
Ritornando verso il camper ci fermiamo in un piccolo negozio di tappeti Sahariani, veramente belli e grandissimi (5,50 x 4 metri) . Vorremmo comprarne uno anche perché , essendo tappeti portati qui dalla vicina Mauritania per la vendita durante il festival di Dakhla e rimasti invenduti, il prezzo è veramente buono…solo 280 euro!. Purtroppo decidiamo di soprassedere e non facciamo l’acquisto: sarà per il prossimo anno.
  
6/3
La mattina, prima di andare via da Dakhla passiamo in pasticceria per comperare le sfogliatine, che sono veramente buone. Facciamo la consueta spesa di pesce fresco e poi lasciamo la città per ritornare alla Laguna Rossa dove abbiamo intenzione di trascorrervi ancora qualche giorno e provare a pescare.
 
7-8-9-10 Marzo
Prima di andare a pescare occorre catturare i cannolicchi, abbiamo visto come si fa e approfittiamo della conoscenza di una coppia di italiani per chiedere a loro , in prestito, il ferro che ci permetterà di prenderli e poi, dopo averli seccati al sole, si potranno utilizzare come esca per la pesca alle mormore.
E’ sabato, la mattina a cannolicchi e la sera , con la bassa marea, a pesca, Antero prende molti pesci, si puliscono, e subito si cuociono….chi se le ricordava le grigliate di pesce fresco !
Domenica mattina arrivano bus stracolmi di giovani che vengono nella laguna muniti di surf, il vento forte gli permette di scivolare velocemente , noi aspettiamo le 16 che cali la marea e poi facciamo i nostri 3,4 chilometri sul bagnasciuga della laguna, per arrivare vicino all’isola e pescare. Se sabato Antero ha catturato 4 mormore , oggi nel carniere ce ne sono 8 e belle grosse. Facciamo filetti di mormora da mettere nel surgelatore.
Lunedì e martedì vediamo partire tanti camper, sono quelli che stazionano qui da circa 3 mesi e ora ritornano a nord , sotto un sole cocente, si legge, si cammina nel deserto dell’oceano, poi a pesca, a fare i filetti e poi a nanna.
 
continua...


Pubblicato Giovedì 24 dicembre 2009
 
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