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Viaggio in Canada (seconda parte)

Viaggi all'Estero
Martedì 13 settembre
 
     Partiamo di buonora, il sole è leggermente coperto dalle nuvole ma le previsioni assicurano che migliorerà . Subito il traffico si fa caotico e le autostrade, al pari di Montreal si intersecano tra loro ed entrano fino nel cuore della città , sotto i tantissimi grattacieli che arrivano fino alla cinta muraria e sovrastano con la loro altezza la città vecchia.
     Il proprietario del motel conosce bene la strada ed in un battibaleno , in mezzo a tanta confusione ci accompagna fin nella piazza del parco dell’esplanade, antistante la porta fortificata della città vecchia alta e fissiamo appuntamento per il ritorno, stesso posto alle ore 18.
     Salutiamo il nostro accompagnatore e, vicino alle mura, attraversiamo un altro parco : il parco d’artillerie con uno   storico palazzo edificato nel 1747 come quartier generale dell’esercito francese con tanti giardini pieni di fiori , di erbe aromatiche e di …cavolo nero. Accanto al parco e lungo la grand allèe est (imponente viale) ci sono vari palazzi, tutti interessanti ed importanti per la storia del Canada come il palazzo dell’assemblea nazionale e il palazzo di Giorgio v. 


     Attraversiamo la porta di St. jean e ci ritroviamo in un altro mondo, le strade si fanno strette, le case sono di pietra ( ricordiamoci che le case dei paesi e dei villaggi sono costruite in legno e tutte coloratissime) sono basse , massimo a due piani, tutte con balconi pieni di fiori, e lungo le strade i ristoranti, i negozi, gli uffici hanno caratteristiche europee; sembra di essere in un paese della Francia!. La strada principale porta direttamente nel cuore della città , cuore che pulsa nel Castello di Frontenac, simbolo di tutto il Quebec.
     Dalla piazza antistante, il castello non sembra una gran meraviglia, ma superato il lato sinistro e giunti sulla passeggiata della terrazza Dufferin che sovrasta la città vecchia bassa ed il fiume s. Lorenzo, ecco che si erge maestoso il castello con le sue guglie aguzze, irto di torri d’ispirazione medievale. Nel 1608 i primi francesi costruirono la città arroccata su una roccia a strapiombo sul san Lorenzo , successivamente tutta la città fu rinchiusa dentro le mura a difesa degli abitanti e così è arrivata ai giorni nostri come unica città fortificata dell’america settentrionale e dal 1985 è stata dichiarata patrimonio mondiale dall’Unesco.
     Il castello è stato costruito nel 1893 e subito adibito a grand hotel, si sostiene che sia il più fotografato al mondo ed è il più maestoso degli alberghi di lusso del Canada perciò abbiamo deciso di volerlo visitarlo.
     Entriamo accompagnati da uomini in costume ottocentesco , grandioso il salone , che ricorda il grand’ hotel di rimini.Ci informiamo per la visita e apprendiamo che sarà fatta solo in inglese , decidiamo comunque di partecipare. Accompagnati da una simpatica guida in costume giriamo tutto il castello, per ogni stanza, corridoio, quadro, salone, ecc la guida spiega in un perfetto inglese tutte le caratteristiche del luogo visitato ed enfatizza e rafforza l’esposizione. Noi facciamo molta fatica a capire, diciamo sempre di sì con la testa e ci accontentiamo di godere con gli occhi quelle meraviglie e leggere la nostra guida.
     Riprendiamo il giro della città alta, vediamo alcune belle chiese e monumenti poi ci infiliamo nelle strade degli artisti per vedere le loro opere pittoriche , incontriamo una gita di italiani di Padova che ci salutano e si disperdono nelle strette viuzze per fare acquisti.
     Noi cerchiamo un fotografo che ci scarichi le foto perché ne abbiamo già scattato 350 e occorre travasarle in un cd. Dopo questa operazione, veloce e…cara, abbiamo fatto alcune compere per i nipoti e visitato il più grosso negozio del Quebec di oggetti natalizi. Tutto qui è scintillante, coloratissimo e pieno di articoli per il natale come da qualche tempo non ne vedevamo.
     Di pomeriggio dopo la passeggiata digestiva sulla terrazza Dufferin abbiamo preso la funicolare che velocemente ci porta nella città vecchia bassa, potevamo fare l’escalier casse-cou “ la scala a rotta di collo” di 500 ripidi scalini ma abbiamo preferito, data l’età, non approfittare delle nostre gambe.
     Se nella città vecchia alta tutto ricorda l’Europa qui tutto è ancora più piccolo, le strade sono diventate viuzze in cui tutti gli abitanti si affacciano, vendono e offrono ai visitatori il loro prodotto artigianale.
     Ancora spese per acquisti ai parenti e poi siamo ritornati nella terrazza che costeggia tutto il costone di roccia fino a farci raggiungere il parco des champs de bataille che occupa 110 ettari con collinette, giardini , monumenti, torri di difesa, alberi dove è possibile pattinare, andare in bicicletta, fare lo sci di fondo (11 km di piste), girarlo in pulman con escursioni guidate ai vari musei o alla fortezza britannica per una visita del cambio della guardia oppure camminare sulle antiche mura lunghe circa 5 km.
     Noi abbiamo preferito godere della vista di questi grandi spazi pieni di scoiattoli e di gente che prende il sole. Abbiamo anche visto due squadre di rugby che si allenano nel parco e così abbiamo fatto le 18 precisi per essere riaccompagnati al motel dal nostro anfitrione.
     La serata non è finita, dobbiamo cenare. Poiché il motel è dotato di tutta l’attrezzatura per fare da mangiare decidiamo di andare ad un supermercato lì vicino per fare la spesa.
     La gastronomia locale è attraente, colorata e fa venire voglia di mangiarle però dobbiamo prendere roba che possa essere cotta o riscaldata nel microonde e decidiamo per un piatto di tagliatelle di “Arturo” e per una bellissima pizza il tutto innaffiato da ottime birre. Abbiamo domandato dove erano i prodotti surgelati adatti al microonde in un Italian-inglese, al che tutto il personale, incuriosito dalla presenza di due italiani si è adoperato per aiutarci: in particolar modo una commessa che, ancora più gentile degli altri, ci ha abbracciato e baciato perché il suo babbo è un italiano emigrato in Canada, anzi è un siciliano e quando la Mary ha detto che anche lei aveva i genitori siciliani si è messa a piangere e di nuovo ad abbracciarci e baciarci.
     Siamo venuti via dal supermercato con alcune specialità del posto con in più un meraviglioso ricordo di questa signora alla quale le ricordavamo la patria di nascita e che ha lasciato quando aveva sei anni.
     Ci facciamo una bella cenetta dentro la ns. camera programmando per l’indomani una visita nella vicina ile d’orleans.
 

 
Mercoledì 14 settembre
 
     Il tempo, come anticipato dalla televisione è bello, presto attraversiamo il ponte che collega la terraferma con l’ile d’orleans, piccolo paradiso dove il silenzio e la tranquillità prevalgono. La sua atmosfera particolare ha attirato molti abitanti di Quebec city che qui possiedono una casa di villeggiatura.
     La prima mattinata ci vede impegnati a visitare una fattoria che produce lo sciroppo d’acero; in una grande piantagione di aceri del Canada gli alberi sono profondamente incisi nel tronco dal quale fuoriesce un liquido che viene subito canalizzato in una selva di tubi che arrivano a delle cisterne dove si deposita poi da queste partono altri tubi che portano il liquido d’acero verso la fattoria dove viene stoccato in botti, fatto riposare e imbottigliato.Il Canada è il maggior produttore di sciroppo d’acero del mondo.
    Ammiriamo le belle casette immerse nei boschi talune vecchie anche di 300 anni, alcune di queste ospitano artisti che nei loro laboratori creano le opere che poi espongono dentro e fuori casa , altre case sono delle vere e proprie gallerie d’arte.
     Ritorniamo a Quebec e ci dirigiamo verso l’interno per visitare a Wendake la ricostruzione fedele di un villaggio degli indiani uroni del 1700 con i personaggi in abiti d’epoca.
     Merita una visita, è proprio un villaggio con i teepee, le capanne, i luoghi delle cerimonie religiose. 
     Lo stregone ci invita a visitare la sua tenda e guardare la danza propiziatoria , spiega le sue arti mediche.
     Alcune donne indiane nei loro vestiti di pelle e con le loro acconciature sono intente a lavare il pesce e accendere il fuoco, altre spiegano come, nella grande capanna, venivano conservati gli alimenti, le pelli e tutto quello che serviva alla tribù.
     Appese ci sono pellicce di orso con la testa, trofei di alci, animali da penna che servono per fare meravigliosi copricapo.
     Alcuni uomini ci accompagnano in riva ad un ruscello dove assistiamo alla costruzione di una canoa, altri intorno al fuoco mandano segnali di fumo.
 
 
 
     Terminata la visita riprendiamo il viaggio per la strada degli esploratori che sale al nord verso una delle più vecchie catene montuose del mondo ; i monti Laurenziani dove c’è il parco del Mont Tremblant la cui vetta sfiora 1000 metri. Il percorso disegna un cerchio e ridiscende lungo il confine con lo stato dell’Ontario nei pressi di Hull e Ottawa.
     Percorriamo strade con paesi bruttini le case sono senza tetto, tipo americane tutte di mattoni e con scale esterne, la segnaletica ci rende difficoltoso il tragitto, i cartelli indicano solo nord, sud, est, ovest senza riportare i nomi dei paesi. Comunque , dopo molti chilometri, nella vallata che conduce a mont tremblant troviamo alcuni villaggi graziosissimi, tutti luoghi di villeggiatura degli abitanti di Montreal da cui dista appena 60 km.
     Vediamo velocemente i paesi di Val Morin e di Val David e ci fermiamo a St. Agathe des Monts in un motel con piscina e tanti, tanti moschitos che somigliano alle nostre mosche ma sono più fastidiosi.   
    Dopo cena andiamo a vedere un bellissimo e lunghissimo ponte coperto colorato di rosso e illuminato con calde luci soffuse.
 
 
 
Giovedì 15 settembre
 
     Il paesino scelto si è rivelato un vero gioiello è in cima ad una rupe, in mezzo al bosco con tante cascatelle intorno e piccoli laghetti. Andiamo a vedere il più spettacolare parco della provincia di Montreal , il parco di Mont Tremblant grande 1510 kmq; qui gli abitanti di Montreal vengono a praticare tutti gli sport invernali : abbiamo visto (milioni?) laghi, campi da sci, campi da golf, campi da go-kart , fiumi con percorsi per canoa, colline con sentieri e piste ciclabili e boschi pieni di alberi rari come l’acero argentato e la quercia rossa.
     Abbiamo terminato la prima parte del nostro viaggio, ora il tempo rimanente lo dedichiamo alla visita dello stato dell’Ontario dove i residenti, nonostante abbiano l’obbligo di parlare e scrivere in due lingue usano, per parlare, solo l’inglese.
     Partenza verso Ottawa e visita della città e del suo parco e poi riprendere la strada degli esploratori che sale a nord lungo il river Ottawa che fa da confine con il Quebec.
     La città è ultramoderna, piena di grattacieli e di uffici governativi essendo la Capitale del Canada, facciamo velocemente un giro, vediamo il fiume che l’attraversa che d’inverno gela e diventa una pista di 75 km   percorribile con i pattini e gli slittini. Ci dirigiamo verso il parco di Gatineau bello anche questo ma lo attraversiamo senza fermarci. Anche qui le “ casette in Canada” ci accompagnano lungo la strada poi decidiamo di prendere strade più piccole che ci consentano di percorrere la vecchia strada degli esploratori. Siamo entrati in mezzo alla foresta e percorso strade e stradine, alcune sterrate senza trovare un’anima viva, niente più casette ma solo laghetti e stazioni per il commercio delle pelli, resti di villaggi minerari e postazioni di cacciatori di pelli il tutto immerso nella natura che prorompente, meravigliosa e selvaggia quasi ci opprimeva. Qui gli aceri incominciavano a perdere il loro colore e diventare gialli e rossi; vedendo i boschi così colorati ci pareva di essere dentro una cartolina.
     Giunti a Pembroke per la visita del posto e per la sosta . Pembroke è una grosso centro industriale costruito all’incrocio tra l’Hwy7 (autostrada transcanadiana) e la ferrovia Transcanadiana che attraversano tutto il Canada da ovest ad est. Il paese è caratteristico per i grandissimi murales dipinti sulle case del centro.Ci fermiamo in un motel vicinissimo ad un centro commerciale grande, no immenso!. La sera andiamo a cena in un ristorante cinese che consente di mangiare tutto quello che vuoi e quanto puoi ad un prezzo fisso di 9 $ can.
     Ci siamo saziati ma non siamo riusciti a mangiare tutte le leccornie esposte in bella vista poi, visita notturna della città e andiamo a riposare che è molto tardi.
     Sta incominciando a piovigginare.
 
 
Venerdì 16 settembre
 
     La notte è trascorsa agitata perché alle ore 3 ci siamo svegliati di soprassalto. Il treno della transcanadiana ha fischiato a lungo e più volte (il fischio è quello che sentiamo nei film americani: forte, acuto e duraturo).Alle otto partiamo per visitare i dintorni che offrono molte attrattive segnalate nelle cartine locali.
     Il fiume Ottawa da queste parti ha dei tratti particolarmente turbolenti che consentono, ai coraggiosi, di effettuare avventure di rafting con piccole zattere saltellanti o in canoa o in kayak.
     Ci dirigiamo verso un parco a tema: il   Wilderness tours dove si può fare rafting, sci d’acqua, bungee jump e il ripride. L’attività consiste nel venire imbracati ben bene e sollevati da una gru immensa semovente posta sopra il fiume. Dalla gru si buttano nelle acque del fiume con l’elastico o con il paracadute oppure su di uno scivolo. Proseguiamo per Eganville dove visitiamo le Bonnechere caves vecchie di 500 milioni di anni quando allora erano il fondale di un mare tropicale. Le grotte, i cunicoli sotterranei che si snodano per 8 km sotto terra contengono fossili di animali che risalgono a un’era anteriore a quella dei dinosauri.
     Passiamo dentro a cunicoli stretti scarsamente illuminati, però la guida con la sua torcia elettrica potente ci fa vedere i fossili nelle pareti, le stalattiti e minuscoli pipistrelli che si rifugiano nel caldo umido di queste grotte che si trovano a 50 metri sotto terra. La guida in un perfetto inglese ci ha illustrato esaurientemente tutte le caratteristiche del sito e facendo fatica a capire, per fortuna abbiamo seguito la spiegazione leggendo la nostra guida.
     Ritorniamo verso Pembroke e lungo la strada troviamo dei lavori in corso. Un lavoratore della strada, tutto compunto con in mano un cartello con su scritto da una parte “ arrete ” e dall’altra “ lentamant ”  ci ha imposto il fermo. Finalmente, dopo 15 minuti è arrivato da dietro di noi un camion pieno di bitume che ha scaricato, poi fatto manovra e ripartito; solo allora siamo stati autorizzati a riprendere la marcia! (eravamo solo noi dalla nostra parte e nessuno veniva dall’altra!).
     Il percorso che ci separa dal nostro motel era di 80 km, nel tragitto abbiamo trovato solo una macchina e due bisonti che pascolavano al bordo della strada e che abbiamo immortalato nelle foto.
     Arrivati al motel e ci siamo rinfrescati e dopo siamo andati dentro il centro commerciale. Dentro c’è tutto e di più:4 ristoranti, due supermercati, 50 negozi, 4 punti internet, parco giochi per bambini e tanto altro ancora. Usciti dal centro un suono di campanella ci ha incuriosito e siamo andati a vedere: dietro un piccolo bosco c’è una bella chiesa anglicana originale del 1700 e ancora in funzione; il suono della campanella ricorda ai fedeli che era l’ora della preghiera.
     Rientro per la cena in camera e poi di nuovo in centro per una bella passeggiata prima in riva al fiume ottawa poi nella zona pedonale a vedere i grandi ( 7metri x 10) murales dipinti sulle case da artisti locali.
Sabato 17 settembre
 
     Presto, molto presto perché disturbati sempre dal fischio della transcanadiana ci alziamo per dirigerci verso il parco più grande di tutto il Canada l’algonquin park.
     Lungo la strada, di prima mattina ci ha attraversato una volpe rossa , un’alce e tanti scoiattoli, facciamo una deviazione per visitare una regione collinosa e poco popolata, le haliburton highlands dove si trovano le miniere di Bancroft cittadina famosa perché da sola rifornisce di minerali tutto il Canada.Arriviamo in paese e visitiamo il museo piccolissimo ma pieno zeppo di minerali e pietre preziose.
     Alla custode chiediamo se è possibile andare in una miniera, lei cordialmente ma in inglese, ci dice che senza prenotazione non sono consentite le visite ma, se vogliamo possiamo andare alla miniera più vecchia dell’Ontario perché esaurita e chiusa fin dal 1980; si trova a circa 15 chilometri verso Maynooh e c’indica la strada e le stradine da percorrere per arrivarci.
     La strada è grande e facile da seguire ma, quando troviamo l’indicazione per la cava dobbiamo prendere una strada secondaria che dopo poco diventa sterrata e s’inoltra dentro i boschi. Camminiamo tanto senza trovare niente che abbiamo pensato di essersi persi; il contachilometri segna gia i 15 km che dovevamo percorrere ma della cava nessuna traccia. Nel bosco abbiamo visto tanti animali ma nessuna persona, finalmente e improvvisamente vediamo una piccola casetta nascosta in mezzo alle piante, ci fermiamo per vedere se ci abitano.
     Escono dalla casa babbo, mamma e figlia, accompagnati da un cane e sono molto contenti di vedere due persone da queste parti perché qui non viene mai nessuno. Noi facciamo presente che siamo italiani e vogliamo vedere la cava, loro molto cortesi ci spiegano dove è e si offrono anche di accompagnarci ma, poiché abbiamo capito le indicazioni partiamo.
     Infatti, ritornati sulla strada e fatti 500 metri troviamo un cartello minuscolo che indica la cava a circa 400 metri dentro il bosco. Il sentiero che abbiamo preso si sviluppa dentro un bosco con piante e arbusti che rendono difficoltoso il percorso.
     Però che meraviglia quando arriviamo ad una grande, enorme caverna con pareti di tutti i colori, giallo, rosa, bianco ghiaccio, nero, verde, rosso, in taluni punti luccica come fosse un cielo stellato. Ai lati di questo gran cavernone ci sono tre piccoli cunicoli tanto bui da far paura e farci decidere di non avventurarsi dentro.
     Invece ci addentriamo nella grande caverna perché in fondo vediamo una luce, infatti, dopo una discesa di 30 metri arriviamo in uno spiazzo all’aperto con tantissime pietre cadute dalla parete della roccia che presenta ancora i buchi della dinamite.Dopo aver preso alcuni piccoli sassi per ricordo siamo ritornati verso l’auto.
     Nel sentiero abbiamo trovato due ranger con una grossa gabbia, ci hanno salutato e si sono addentrati dentro il bosco. Crediamo che dovevano catturare un orso noi comunque conserveremo nei nostri ricordi questa meraviglia della natura.
     A Maynooh, piccola comunità di taglialegna acquistiamo le “ casette in Canada” di legno da costruire e che vogliamo regalare ai figli e nipoti.
     Siamo a 20 minuti dal parco ed è l’ora di pranzo che saltiamo volentieri per fuggire subito al maestoso ingresso dell’algonquin park e chiedere le informazioni utili per una visita.
     Se il parco di Mont tremblant era grande, questo è immenso: è 7.533 kmq ed è grande quanto l’Umbria (8.150 kmq), si può attraversare con l’auto senza pagare ma se si decide di fare una sosta è necessario, se controllati dai ranger, aver pagato l’ingresso che costa 12 $.
     Prendiamo la decisione, poiché è ancora presto, di passare il pomeriggio per una breve visita del parco a piedi e poi dormire nel motel fuori del parco e domani attraversarlo tutto fino ad arrivare ad Haliburton.
     Ci rechiamo al centro d’interpretazione, visitiamo il museo del parco che illustra la vita degli animali che lo abitano e degli indiani nativi che lo occupavano ancora prima degli europei, una parte è dedicata ai profumi che il bosco emana ed agli odori delle spezie che i primi colonizzatori portarono in Europa ed è stato divertente e istruttivo mettere il naso in dei forellini e con l’olfatto capire il profumo. Poi a piedi abbiamo fatto l’itinerario consigliato; il percorso non è disagevole ma occorrono cinque ore per percorrerlo.
     Tutto il pomeriggio è stato dedicato alla visita di questo meraviglioso parco dove abbiamo visto castori che costruivano le loro case, alci che bevevano nei tanti laghetti, uccelli di tante specie, barche a con ruote gigantesche che servivano per portare il legname dalle montagne ai fiumi che attraversano il parco.
     Insomma tante di quelle cose che non riusciamo a dare idea di quello che abbiamo visto, sempre e in ogni caso una meraviglia di natura.(ma come sarà d’inverno quando la neve ha coperto tutto?).
     Ci rechiamo al motel in riva ad un ruscello, fatta la doccia ci prepariamo per andare a cenare nell’unico bistrot . Il locale è informale è posto lungo la strada chi passa da qui si ferma o per fare benzina o per un caffè oppure per un pasto caldo.
     Noi con il menù in mano abbiamo ordinato pietanze del posto tutte squisite poi la padrona del locale ha capito che eravamo italiani e ci ha portato una baghette calda calda ciascuno: finalmente, oltre aver mangiato bene abbiamo riassaporato anche il pane!
 
Domenica 18 settembre
 
     Ah! Come siamo rilassati, dopo aver dormito per due notti con il fischio della transcanadiana nelle orecchie, qui all’ingresso del parco, il massimo rumore è stato quello del ruscelletto sotto le nostre finestre.
     Ricca colazione con dolci biscotti e forte e squisito caffè, (dimenticavo: abbiamo smesso subito di bere il ½ litro di caffè all’americana , lo abbiamo sostituito con un bel barattolone di caffè solubile) e poi fuori per riprendere il viaggio; ma una sorpresa ci attendeva: una fitta coltre di nebbia scesa imponente, non permette di vedere alcunché.
     Abbiamo deciso di partire lo stesso e andare molto, molto piano…e attraversare in auto tutto il parco per arrivare nel Georgian Bay Islands national park e cioè sulle sponde dei grandi laghi canadesi al confine con gli stati uniti.     Fortunatamente dopo alcuni chilometri la nebbia si è dissolta ed il cielo sereno ha riempito di gioia la nostra giornata. Il parco, anche solo attraversandolo, si rivela magnifico: laghi con isole, uomini che pescano i salmoni in barca, turisti che meravigliati di tante bellezze naturali scattano foto da ogni angolo della strada.
     Saltiamo il paese di Haliburton per arrivare a Parry Sound ancora prima di mangiare e subito prendiamo la nave per la crociera sulle 30.000 isole che compongono l’arcipelago di acqua dolce più grande del mondo. La nave ha tutti i comfort, bar, ristorante e stanza per i giochi dei bambini; noi, in considerazione che il tempo è bello, ci mettiamo a sedere fuori a prendere il sole. Il percorso si snoda in mezzo alle isole, grandi e piccole ed è di quelli mozzafiato quando la nave passa tra due piccolissimi isolotti e rasenta gli scogli che si riflettono nelle acque verdi del lago. Poi vediamo isole a centinaia, tutte coperte da una fitta selva di piante.
     Il capitano della nave si sofferma nei punti più belli e ci fa vedere casette di legno coloratissime, alcune sono abitate da artisti, altre da attori, altre ospitano personaggi famosi americani, altre da uomini politici di Montreal.Poi vediamo un’isola più grande delle altre lunga 18 km e larga 59 con un villaggio di nativi: gli Ojibway.
     La crociera dura tre ore che sono trascorse velocemente, ci rimane la soddisfazione di aver visto questi luoghi incantati. Il lago Huron, dove abbiamo fatto la crociera è talmente grande che insieme ai laghi Michigan e Superior formano il più grande bacino d’acqua dolce del mondo.
     Rientriamo alle 16 e facciamo una bella passeggiata sul piccolo porto del paese ammirando i piccoli idrovolanti che spiccano il volo. Seguendo l’aerei che si alzano notiamo un grandissimo ponte sul quale passa un treno lunghissimo…sobbalziamo è la transcanadiana!
    Con il pensiero di non poter dormire questa notte cerchiamo un motel lontano dal rumore della ferrovia. Rinfrescati e riposati visitiamo il paese e andiamo al ristorante per la cena. Naturalmente, come suggerito dalla guida Touring siamo andati nel più caratteristico e rinomato ristorante della baia.
     Cenetta al lume di candela in riva al lago (tante moschitos) a base di pesce e crostacei poi una passeggiata veloce nella città quasi deserta e poi in motel a programmare l’itinerario per il giorno seguente.
Lunedì 19 settembre
 
     Meno male, il tempo è splendido e fa caldo, le previsioni dicono però che di pomeriggio pioverà decidiamo di anticipare il viaggio e andiamo a visitare le vicine Muskoka Falls (miriadi di cascatelle) e la regione degli indiani Huroni.
     Laghi e laghetti ci accompagnano in questo breve tratto per arrivare a Bracebridge: passeggiamo per la città per vedere le numerose cascate del fiume che la attraversa in mezzo. La città è grande (15000 abitanti), le strade sono tutte un via vai di gente, i negozi e ristoranti e i pub sono numerosi.
     Occorre ricordare che siamo relativamente vicini a Toronto, Detroit e Chicago, quindi qui la popolazione è molto più numerosa di altre zone e così sarà per il resto del viaggio.
     Nel proseguire il viaggio per Midland vediamo un cartello che reclamizza il paese di Babbo Natale, deviamo e andiamo a vedere se è possibile trovare dei regalini per Marco, Francesco, Silvia, Sabrina, Dino e Bruno.
     Purtroppo è chiuso di lunedì e ci dobbiamo accontentare di vederlo da fuori, in realtà si tratta di un parco a tema con montagne russe grandissime e con divertimenti che par di essere a Mirabilandia. Pochi chilometri prima di Midland, lungo l’hwy 12 abbiamo visitato il sito storico di Ste. Marie Among the Urons.
 
 
     E’ la prima missione gesuita del Canada e risale al 17.mo secolo, il suo percorso interno narra il più sanguinoso episodio della storia dei conflitti tra gli indiani e gli europei.Le fotografie e le immagini poste su ciascuna capanna, su ogni teepee (tenda indiana), sulla chiesa raffigurano e ricordano le torture cui gli indiani sottoponevano i gesuiti prima di ucciderli. ci sono personaggi in costume che fanno dimostrazioni e che illustrano le vicende storiche. C’è anche un musei con i reperti indiani e gesuiti dell’epoca , in una sala vediamo un filmato che ricorda la visita fatta da Papa Giovanni Paolo secondo nel 1984.      Tutto il complesso (veramente imperdibile la visita!) si trova dentro il parco Wye Marsh Wildlife Centre con viali e sentieri e torri di osservazione che permettono di ammirare la palude circostante e le numerose specie ornitologiche; in particolar modo il Cygnus Buccinator unico grande cigno nordamericano con il becco nero.
      Ci rechiamo a Midland (16.000 abitanti) il centro più importante della regione e luogo ove si stabilì la tribù degli indiani Huroni. La tribù nel tentativo di difendere la propria terra formò una confederazione con lo scopo di favorire lo spirito di collaborazione tra le varie tribù di indiani della zona. Il luogo però fu preso di mira dagli esploratori europei che da qui potevano controllare tutta la georgian bay.La città ha dei bellissimi murales che ricordano la storia delle tribù indiane e dei colonizzatori.      All’uscita della città per il lago Simcoe ci sono due siti importanti: l’Huronia Museum e l’Huron Indian Village riproduzione di un villaggio hurone del 1500 prima che arrivassero i gesuiti con gli europei.      Visitiamo anche il museo che si trova in un piccolo parco con alberi secolari, con querce enormi con ghiande grosse quasi come albicocche; il laghetto, pieno di cigni con il becco nero ha la spiaggia sabbiosa; nell’attraversare il parco mangiamo le patatine: siamo stati attaccati da tutte le parti da piccoli scoiattoli che incuranti della nostra presenza si avvicinano per prendere le briciole cadute per terra.     Abbiamo trovato un motel che par di essere nel bronx, non è molto bello l’ambiente circostante ed anche la camera è bruttina però ci siamo riposati veramente bene.
Martedì 20 settembre
 
     Stamani vogliamo visitare Tobermory, un piccolo villaggio di pescatori situato nella punta settentrionale della Bruce Peninsula ed il suo parco subacqueo, dove è possibile vedere quasi a pelo dell’acqua i relitti di molte navi che giacciono sul fondale del lago Huron.
     Il cielo è coperto e promette pioggia per oggi ma anche per le prossime giornate quindi è meglio modificare l’itinerario del nostro viaggio e decidiamo di avvicinarsi alle cascate del Niagara.
     Vogliamo vedere cosa ci riserva il panorama del sud dell’Ontario in particolar modo le città di Waterloo, London, Brantford per giungere poi a Niagara Falls.
     Nella prima parte del viaggio non troviamo nessun villaggio, la strada scorre in mezzo a foreste immense senza che vediamo alcunché di particolare poi la strada diventa un saliscendi che sembra di essere sulle montagne russe. Ora, improvvisamente, lungo la strada si vedono numerosi scuolabus che vanno e vengono, e poi esposizioni immense per vendita di auto a non finire.
     Il panorama qui è cambiato, le casette non ci sono più ed hanno lasciato il posto a città con oltre 100.000 abitanti tutte con traffico caotico, con grandissime strade ed autostrade. La prima città che troviamo è Waterloo, città moderna che si è fusa con un’altra città: Kitchener cumulando 300 mila abitanti; il traffico è veramente caotico che ci fa nuovamente cambiare direzione; ora si cammina per strade meno frequentate, ogni tanto troviamo fattorie con tantissime mucche e campi coltivati, vediamo anche un villaggio che ha la caratteristica di avere gli idranti davanti ad ogni casa colorati di giallo e verde. Arriviamo a Brantford dove nelle sue vicinanze c’è la riserva indiana irochese più famosa del Canada, attraversiamo la riserva delle sei nazioni e proseguiamo velocemente; abbiamo capito perché lungo la strada ci sono immensi saloni per la vendita di auto e perché tanti scuolabus: perché qui, al confine con gli Stati Uniti e nelle vicinanze di Toronto le città sono grandi con tanti abitanti.
     Siamo sulla riva del lago Eire, nella zona del Welland canal, canale artificiale che devia una parte delle acque che dal Lago Eire vanno al Lago Ontario ove si formano le cascate del Niagara. Una serie di chiuse lungo il percorso di 45 km regola il dislivello di 100 metri che esiste tra i due laghi permettendo così la navigazione anche di navi cargo dall’Oceano Atlantico (ingresso dalla penisola di Gaspè) fino al lago Eire e quindi agli insediamenti industriali delle città americane di Chicago, Detroit, Cincinnati e New York.
     Pochi chilometri ci separano dalla città di Niagara ma decidiamo di fermarsi per la notte e visitare domani le famosissime cascate.
Mercoledì 21 settembre
 
     Stamani il tempo è meraviglioso, appena svegli corriamo alle famose cascate, entriamo in città molto presto e non troviamo traffico facciamo un breve giro panoramico con la macchina e restiamo con la bocca aperta per la meraviglia.
     Troviamo un posteggio nel centro il cui custode è Italiano anzi calabrese; è contento di vederci e noi contenti di sentire un po’ di italiano dopo il tanto e soltanto inglese.Percorriamo la strada principale di Niagara quella piena di ristoranti, alberghi, negozi, attrazioni da luna park che sembra di essere in una piccola Las Vegas poi, improvvisamente davanti a noi una colossale cascata di acqua ci riempie di stupore e meraviglia.
         Ecco perché si dice: le cascate del Niagara perché le acque che vengono dal lago Eire e si gettano sul lago Ontario formano due salti uno in territorio americano e uno (quello a ferro di cavallo) nel territorio canadese.
     Sono entrambe immense, fragorose, impetuose, bellissime ed emozionanti ma la più bella è sicuramente quella canadese.
     Vediamo sulle acque agitatissime un battello che effettua una gita panoramica nelle vicinanze delle due cascate; ci mettiamo in fila (qui sì che abbiamo trovato turisti) e partiamo con la motonave Maid of the mist dopo essersi coperti con un poncho di plastica.
     E’ un’esperienza molto rumorosa e umida da fare assolutamente. I vortici dell’acqua spostano il battello, la nube che provoca la cascata forma una fitta pioggia, siamo tutti bagnati e cerchiamo di tenersi ben saldi per il forte ondeggiare della barca.
     Terminato il giro attraversiamo il vicino parco per visitare la Skylon Tower- torre alta 250 metri con gli ascensori esterni e tutti di vetro. E qui ci capita un colpo di fortuna; mentre chiediamo quanto costa il biglietto per andare in cima alla torre una signora ci interrompe dicendoci qualcosa in un veloce inglese.
     Non riusciamo a capire cosa vuole dirci, ma quando ci porge due biglietti per la salita nella torre con i gesti capiamo che lei e suo marito hanno paura di salire sugli ascensori perché soffrono di vertigini. evviva! vediamo qualcosa senza dover pagare nulla!
     Prendiamo un ascensore e ammiriamo, uno spettacolo bellissimo, poi velocemente si arriva in cima alla torre. Da quassù il panorama è bellissimo, il cielo sereno ci permette di vedere all’orizzonte perfino Buffalo in america e Toronto che dista 260 chilometri.
     Non si riesce a descrivere le emozioni che provocano questi paesaggi e panorami; bisogna assolutamente vederli.
     Scendiamo dalla torre e percorriamo il parco con l’intenzione di vedere in un vicino locale un filmato sulla storia delle cascate e su alcuni spericolati che le hanno affrontate.
     Ci dirigiamo all’Imax, il cinema più grande dell’america settentrionale, ci mettiamo comodi e sullo schermo alto sei piani (oltre 13 metri!) e largo 10 metri, è proiettato il filmato che ci dà l’impressione di trovarci sopra, sotto e dietro le cascate e talvolta ci pare di cascarci dentro.
     Ci riposiamo un po’ nel parco attorniati da tanti scoiattoli e prendiamo la decisione di rimanere a dormire in città per vedere di notte le cascate.
     Ritorniamo verso la macchina e ci fermiamo presso i vari motel che troviamo nella strada principale per chiedere il costo di una camera. I prezzi che ci dicono ci impauriscono (200 $can = 140 euro!) perché ci sembrano molto cari ma qui, lungo le strade centrali i prezzi sono questi.
     Arrivati al posteggio riprendiamo le chiavi dal nostro amico italiano al quale chiediamo se conosce un motel centrale il cui costo è contenuto. Subito ci indica la via da percorrere ed il nome di tre motel.  
     Lo ringraziamo ed il tempo di mettere in moto e già siamo in una strada laterale del centro dove si trovano i motel indicati dal posteggiatore.
     I prezzi sono talmente ragionevoli, la camera talmente bella ed ospitale che decidiamo di fermarci per ben due notti ad un prezzo totale inferiore ad una sola notte in un motel a 100 metri dal nostro.
     Sistemiamo le valigie, ricca doccia e poiché si è fatta ora di cena con il cielo completamente stellato e ancora caldo quasi quanto la mattina quando alle 10 c’erano 25 gradi, ci affrettiamo a trovare un ristorante nei pressi.
     Entriamo in un locale caratteristico tutto rivestito in legno con separè per ogni tavolo. Ceniamo veramente in modo delizioso con un sottofondo di musica poi, dopo cena   ritorniamo a vedere le cascate illuminate che ci offrono uno spettacolo entusiasmante.
     Dalla terrazza panoramica fasci luminosi tingono di giallo, celeste, rosso, blu le acque impetuose che rovinano nel fondo lago con un fragore assordante.Che spettacolo! ci fa sentire come due teneri innamorati!
     E via a scattare foto su foto per immortalare questo ricordo. Andiamo a riposare che è notte fonda ancora, sulla passeggiata ai bordi delle cascate ci sono persone che ammirano questa meraviglia della natura.
 
 
 
Giovedì 22 Settembre
 
     Il sole è gia alto, facciamo colazione in un bistrot e poi riprendiamo la visita.Nel cielo già veleggia una mongolfiera dalla parte americana e tanti turisti affollano le strade della città, noi andiamo a vedere le cascate da vicino grazie ad un ascensore che ci porta giù a 30 metri sotto la caduta dell’acqua, ci fanno indossare un poncho di plastica giallo per coprirsi dagli spruzzi.(Great gorge adventure)
     Come usciamo dall’ascensore veniamo completamente bagnati: sono gli schizzi dell’acqua che cade impetuosa, a fianco scorgiamo una galleria che percorriamo, ogni tanto una piccola balconata ci permette di vedere da vicino i mulinelli e le rapide sottostanti ma non è niente di speciale.
     L’ascensore ci porta in un piccolo museo, qui vengono illustrati i tentativi fatti da alcuni temerari che si sono buttati giù dalle rapide delle cascate.
     Ci sono le botti originali di coloro che hanno tentato e sono a forma di barile, di navetta spaziale, di grande zucca, di legno, di polistirolo ecc. poi per uscire siamo obbligati ad entrare in un negozio di souvenir; noi saltiamo velocemente l’ostacolo e non soddisfatti: non vale la pena vedere così le cascate.
     Altra visita da fare :ci assicurano che il percorso viaggio dietro le cascate (Journey bhehind the falls) sia spettacolare; infatti si possono attraversare a piedi alcune gallerie scavate nella roccia che permettono di vedere da dietro le cascate.
     Il muro d’acqua è così spesso da non lasciare filtrare la luce del giorno, magari d’estate può essere bello e rinfrescante.
     Si è fatta ora di pranzo ma decidiamo di goderci lo spettacolo dell’acqua seduti nel parco con un semplice panino ma sotto un cielo meraviglioso e limpido. Visitiamo il giardino botanico e vediamo l’orologio floreale che ha un diametro di 12 metri.
     Mentre ci riposiamo una pioggerellina finissima ci bagna è il vapore della nube che si alza nel cielo dalle cascate d’acqua.
     Riprendiamo la nostra escursione e andiamo a vedere i grandi grattacieli con i grandi alberghi, i casinò e le attrazioni turistiche come un acquario con foche e balene in cattività tutte prese d’assalto da frotte di giapponesi e americani (ma gli Italiani dove sono?).
    Ora andiamo a vedere le cascate dalla Minolta Tower: siamo proprio sopra il punto in cui incominciano a precipitare le acque, la vista è spettacolare e le fotografie sono tantissime.Una notizia : la portata dell’acqua che precipita è stimata in 2.500.000 di litri il secondo.
     E’ tardi abbiamo fissato negli occhi le immagini di questa meraviglia della natura, andiamo al motel per riposarci un pò, rinfrescarsi con una bella doccia calda e poi andare a cena nel locale che ieri, incuriositi, abbiamo visto nel centro.
     Ed è proprio nella Clifton Hill, la strada tipo Las Vegas che troviamo quel ristorante di ieri: è immerso nel verde e notiamo che all’interno, in un grandissimo salone, è stato attrezzato un ristorante.   
     Entriamo e…meraviglia.. siamo dentro una foresta africana con tanti gorilla che saltano, urlano. Il tetto del grande salone è un cielo stellato e grandi vasche di pesci sono dislocate vicino ai tavoli. I rumori della foresta ci fanno compagnia mentre attendiamo di vedere il menù.
     Tutti gli inservienti sono vestiti da selvaggi , i tavoli sono addobbati con tovaglie a fiori e piante, e si cena a lume di candela e luce soffusa che viene dal cielo stellato.
     Ogni tanto un leggero brivido ci assale, un forte rumore rompe l’atmosfera, un gorilla gigante si muove battendo le braccia sul petto ed urlando, altri combattono tra loro.
     Ma era tutto finto e quindi dopo il primo momento abbiamo seguitato la nostra cena che è risultata ottima ed a buon prezzo.
     Ora si è messo a piovere con insistenza e rientriamo a piedi velocemente.
     Prima di programmare la prossima giornata guardiamo le previsioni del tempo: meno male! Mentre qui è prevista pioggia per tutto il giorno, dalle parti di Toronto ci sarà il sereno e..noi andremo proprio là.
 
Venerdì 23 settembre
 
     Usciamo e ci dirigiamo verso Niagara on the lake una piccola città (13.000 abitanti) con negozi eleganti e ristoranti.Qui è tutto un vigneto con numerose aziende vinicole e belle case, tanti campi da golf e prati infiniti.
     Ora, ripresa l’autostrada , vediamo il porto di Hamilton ed entriamo nel frenetico traffico, Più ci avviciniamo a Toronto più il traffico è caotico, chi ci passa da destra chi da sinistra, le corsie dell’autostrada sono sei, qualche volta otto per poi ridursi anche a quattro.
     E’ il caos per noi che percorriamo la strada solo a 100 l’ora mentre gli altri, camion compresi sfrecciano da tutte le parti. Si intravede dai finestrini la Cn Tower, l’edificio che con i suoi 533 metri è il più alto del mondo e a noi ci ricorda Mosca e la sua torre che, anche se è solamente alta 350 metri è identica.
     Abbiamo deciso di attraversare tutto il centro di Toronto per cercare un motel a nord della megalopoli ed andare a visitarla con la metropolitana.
     Passiamovelocemente in mezzo ai grattacieli e l’impressione è forte, sembriamo dei nanerottoli sotto questi globi di acciaio che non possiamo vedere con calma perché pressati dal fortissimo traffico.
     Usciamo dalla autostrada per prendere una grande arteria che ci porterà ai bordi della città (60 km distante) per prenotare il motel e da qui riprendere la nostra visita grazie alla metropolitana che raggiunge il centro. Improvvisamente nel cruscotto della nostra Pontiac si accende una spia “ change oil” e ci prende una sincope.
     Abbiamo percorso 6000 km, mai ci siamo preoccupati di nulla perché l’auto essendo nuova e presa a noleggio deve essere a puntino e controllata, tanto più che la nostra prenotazione è per un mese intero.
     Meno male che siamo fuori dell’autostrada, cerchiamo un distributore che però, ora lo scopriamo, non vende olio per auto (vendono di tutto, dai giornali, ai medicinali, dai giocattoli al mangiare... ma non l’olio!)
     Andiamo ancora avanti con la paura che la macchina si blocchi, non sappiamo come comportarci, poi troviamo un’officina che vende anche la benzina: ad un meccanico chiediamo se ci può dare una mano e, molto gentilmente, lascia quello che aveva da fare per sistemare la nostra auto.
     Alza la macchina, svuota l’olio che è rimasto e mette quello che occorre; abbassa l’auto, gonfia le ruote e mette in moto per farci ripartire. La macchina segnala sempre “ change oil”!
     Il meccanico non si capacita del perché la spia resta accesa, riprova a mettere in moto.. niente, controlla di nuovo l’olio inserito..niente, poi legge le istruzioni (solo in Francese, Inglese e Cinese), attende un pò tocca alcuni sensori nel motore poi rimette in moto e.... la spia è sparita.
     Chiediamo perché non ha funzionato subito e ci spiega che questa macchina ha un controllo elettronico che deve ripristinare le modifiche apportate ed aver messo l’olio era una modifica che doveva essere valutata e applicata dal cervello dell’auto.
     Ci siamo persi la mattinata e siamo un pò preoccupati, decidiamo di andare avanti e di non visitare Toronto tanto più che il nostro desiderio era di visitare la natura del Canada.
     Decidiamo allora di ripartire e andare a vedere la rete di canali, fiumi e laghi che collegano Ottawa a Kingston con un percorso di oltre 385 km.
     Le barche, i battelli che portano il legname e ogni altro genere di derrata, per arrivare da un’estremità all’altra devono attraversare ben 47 dighe. Prendiamo così la strada del Rideau Canal e ritroviamo i paesaggi che avevamo lasciato nel Quebec.
     Campi da golf uno dietro l’altro, prati immensi, villaggi sparsi qua e là. Arriviamo a Peterborough dove esiste un villaggio di pionieri ma è chiuso.
     Siamo dispiaciuti abbiamo percorso tanti chilometri e non riusciamo a vedere un villaggio completo dei pionieri del 1700; stiamo per ripartire quando una signora esce da una casa e ci assicura che, se vogliamo possiamo visitarlo ma non troveremo i personaggi che fanno rivivere la storia dell’epoca.
    Ci facciamo un bel giro da noi, ci accontentiamo di vedere come abitavano e cosa facevano i pionieri, poi ringraziamo la signora e riprendiamo il viaggio verso il canale che ora ci appare lungo la strada e che qui ha una bella chiusa: riusciamo a vedere il passaggio di una barca, l’acqua si alza di livello, poi si abbassa e permette alla barca di scendere il fiume.
     Lungo la strada vediamo un cartello che indica nei pressi una riserva indiana, quella dei Mohawk, i fondatori della prima nazione canadese.
     E’ immensa ed occupa un territorio di oltre 2000 ettari. Qui gli indiani vivono la loro vita, producono oggetti che poi vendono agli stessi canadesi ed ai turisti.  
     Arriviamo ad un museo con bellissimi reperti d’epoca degli indiani e tanti prodotti di artigianato, facciamo gli acquisti per la Silvia e Sabrina.
     Siamo nelle vicinanze di Quintes Isle un’isola sul S. Lorenzo con vecchie fattorie, spiagge sabbiose con una pace che ci fa decidere di fermarsi per la notte.
     Troviamo un motel molto carino, i proprietari sono gentili e si rendono disponibili per qualsiasi necessità. Andiamo al superstore che si trova dall’altra parte della strada, facciamo la spesa per la cena che consumiamo in camera.
 
 
 
Sabato 24 settembre
 
     Il tempo è bello anche se fa un po’ freddino, dopo colazione partiamo per raggiungere dopo pochi chilometri la città di Kingston, sede di alcune università e posta sul confine con gli Stati Uniti. La città si trova in un punto strategico sulla confluenza del lago Ontario con il fiume S.Lorenzo.
     Inizialmente sorta come deposito commerciale intermedio tra Montreal e Toronto divenne presto il principale porto militare Inglese a presidio del territorio ed a difesa dagli americani.
     Facciamo una passeggiata lungo il lago e notiamo ragazzi in divisa, ciascuno con l’insegna del proprio college, altri vestiti da scozzesi con gonnellino, tutti con sotto i bracci i libri per studiare.
     Qui i palazzi sono costruiti in stile Inglese, con pietra calcarea ed in mattoni rossi e tutti hanno un fascino particolare.
     La strada principale, quella che attraversa tutta la città e finisce in riva al lago Ontario, è piena zeppa di bellissimi negozi molto eleganti, ad ogni angolo della strada giovani allietano il passeggio suonando il violino o la chitarra o la cornamusa.
     La città è anche famosa per le sue numerose prigioni, per il forte Henry ma anche per alcune imponenti cattedrali ed anche per il bellissimo palazzo del comune (City Hall) edificio rinascimentale britannico costruito in pietra in stile toscano.
     Intorno al vecchio centro storico della città è tutto un prato verde, con giardini ben curati e pieni di fiori.Oggi ci godiamo la serenità del posto, domani andiamo a vedere il famoso Forte Henry e proseguiremo per la strada dei siti storici che alla fine ci riporterà a Montreal.
    Tutti i ristoranti di Kingston offrono sconti particolari agli studenti che sono tanti ma tanti, che non abbiamo avuto la possibilità di trovare un posto libero per mangiare.
     Ci siamo adeguati alla bisogna e preso di mira un carrettino con un giovane che cuoce e vende wrustel con un milione di salse decidiamo di mangiare in riva al lago un panino così riempito.
     La spesa è stata poca ma ci siamo serviti da noi, infatti, dopo che il ragazzo del carrettino ci ha dato in mano un wrustel abbiamo preso un panino già tagliato lo abbiamo riempito in modo esagerato con tanti tipi di salse che non appena lo abbiamo addentato tutto è schizzato fuori.
     Antero che aveva esagerato con i gusti (8 gusti diversi) non si è accorto di aver messo anche della senape ultra piccantissima tanto da farlo piangere.Dopo il primo morso il panino è stato gettato!
     Dopo pranzo andiamo a visitare il famoso mercatino delle verdure e primizie.
     Qui, nel regno della tecnologia, ancora i contadini portano al mercato la loro merce, non sono gravati da tasse e possono vendere liberamente i loro prodotti. Simpatica la passeggiata tra le bancarelle piene di colori ed odori.     
     Giriamo lungo lago per godere ancora del sole che sta tramontando e poi andiamo a trovare un motel.
     Siamo andati nella zona residenziale, piena di ville, alcune adibite ad alloggio per i tanti militari altre per alloggio degli insegnanti dei vicini campus universitari.
     Troviamo il motel che si chiama…Forte Henry la camera che ci assegnano è bruttina e rifiutiamo.
     La proprietaria pur di non farci andare via ci fa vedere un’altra camera…eccezionale la prendiamo subito allo stesso prezzo (45$can).
     La camera è grandissima circa 7X7 è in stile impero giapponese con due letti matrimoniali, grandissime poltrone, angolo tv con apparecchio megagalattico, lampadari enormi sui comodini, quattro finestre, frigo, microonde e bagno con vasca e doccia (in stagione il costo di questa camera è di $can 200).
     Cena imperiale nella camera, goduria alla televisione di 1000 pollici a vedere film e spettacoli anche in italiano (si perché da Midland si captano anche programmi in italiano).
 
Domenica 25 settembre
 
     La distanza che ci separa da Montreal è appena di 250 km e mancano ancora quattro giorni prima di rientrare in Italia, quindi facciamo tutto con molto comodo anche perché la strada è piena di siti storici che meritano una visita.
     La prima parte della mattinata la dedichiamo al Forte Henry sotto&n

Pubblicato Giovedì 17 settembre 2009
 
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