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Viaggio in Canada (prima parte)

Viaggi all'Estero
Perché il Canada? 
     Fin da ragazzi abbiamo fantasticato su questo lontano continente (America del nord) dove le praterie, le montagne, i boschi sono grandissimi, com’è immenso il suo territorio con tanti, tantissimi laghi, che assieme ai parchi fanno la gioia del viaggiatore.
     Erano gli anni 50/60 del novecento quando ancora ragazzini ci appassionava leggere i giornalini dell’epoca; in particolare quelli che pubblicavano le gesta di Capitan Miki e tutte le altre storie e leggende degli indiani nativi come gli Inuit (eschimesi), ì Chris, gli Uroni ed altri che combatterono i Trappers ed i Rangers, altre volte invece erano in accordo con gli europei venuti per conquistare e colonizzare queste terre sconosciute e ricche di risorse naturali. Inizialmente i primi furono i francesi seguiti dagli inglesi che in tempi seguenti si combatterono e fecero anche la storia degli stati uniti.
 
 

Il nostro desiderio è stato stimolato dalla consapevolezza che tuttora il Canada è poco conosciuto e poco frequentato a causa dell’enorme distanza che lo separa dall’Italia: oltre 6.500 miglia d’Oceano Atlantico perciò occorre l’aereo il quale impiega nove ore se il volo è diretto oppure 12 se c’è uno scalo intermedio.
Il territorio del Canada si estende dall’oceano atlantico al pacifico e occupa ben 11 fusi orari (tutta l’Europa, Russia compresa ne occupa 4!) e per chi viene dall’Europa è obbligo tenere in conto il cambio di fuso orario che può essere di 6 come di 10 ore.
E’ ovvio che è impossibile visitare il Canada nello spazio di un week-end, occorre preventivare un tempo maggiore che consenta di percorrere le grandi distanze che separano le città dai luoghi da visitare e tutto questo comporta avere a disposizione il tempo e le finanze necessarie per sostenere il costo di un viaggio.
Non meno importante è anche il tipo di vita che offre il Canada: escluse le grandi Città, vere metropoli, dove la vita è frenetica e convulsa come in Europa, tutto il resto è in armonia con la natura che permette di vivere nel rispetto dell’ambiente.
Il Canada è 6 volte più grande di tutta l’Europa – Russia compresa, ha solo 32 milioni di abitanti mentre in Europa sono 155; ecco quindi che la scarsa densità demografica e i grandissimi spazi a disposizione fanno del Canada un’oasi di pace per la sua natura ancora incontaminata.
 
Prepariamo il viaggio.
 
Mary è andata in pensione con il mese di maggio 2005 e Antero il 1 luglio 2005, da subito abbiamo preso la decisione che era giunto il momento di realizzare il nostro desiderio giacché avevamo tempo da impiegare nel viaggio e danaro sufficiente.
Abbiamo incominciato a rintracciare il materiale necessario per organizzare un lungo soggiorno nel Canada e valutate le varie offerte dei tour proposti dalle agenzie di viaggio.
Abbiamo navigato in tutti i siti internet che illustrano le città e i luoghi del Canada e deciso di visitare il Quebec e l’Ontario in considerazione che questi due stati sono, ciascuno 5 volte più grande dell’Italia.
Stabilito il luogo da visitare restavano tantissimi altri dettagli da perfezionare quali:
Volo diretto per Montreal o volo a Toronto con scalo a Parigi;
Viaggio organizzato o libero;
Assicurazione per il viaggio e personale per l’assistenza sanitaria;
Lingua;
Documenti e sistemi di pagamento;
Attrezzature varie;
Abbigliamento;
Dopo aver attentamente valutate le offerte delle agenzie per un viaggio organizzato, comprensivo di volo a/r, mezza pensione e alcune visite guidate in pullman con un costo minimo di euro 2.600 a testa per 12 giorni e di 4.500 per 23 giorni, abbiamo deciso di fare il gran passo da soli, preparandoci bene l’itinerario, la lingua e quanto altro occorreva per portare a termine la nostra grande avventura che ci avrebbe impegnati per tutto il mese di settembre.
 
Programma:
 
Inizio giro del Canada da Montreal città, visita delle regioni del Quebec con i suoi principali itinerari: strada degli Appalachi, strada dei Navigatori, Strada delle Balene, strada del fiordo e, al confine con l’Ontario la strada degli esploratori. Successivamente visiteremo le regioni dell’Ontario dai grandi laghi alle cascate del Niagara poste al confine con gli stati uniti. Risaliremo il fiume S.Lorenzo, nella strada dei grandi siti storici piena di memorie delle battaglie tra francesi-inglesi e tra inglesi e americani.
Itinerario: Montreal-Drummondville-Riviere du Loup-Miguasha-Percé-Gaspé-Matane-traghetto-Baie Comeau-Lago di St.Jean-St:Catherine-Beaupre-Quebec-Mont Tremblant-Ottawa-Pembroke-Maynnhoot-Alguonquin parc-Huntsville-Parry Saund-Midland-Waterloo-Cascate del Niagara-Toronto-Kingston-Montreal. Per un totale di Km. 6.500.
 
Inizia l’avventura.
 
 
Venerdì 2 Settembre
 
Partenza alle ore 9 con volo diretto di nove ore Roma-Montreal e arrivo a Montreal alle ore 12 dello stesso giorno (6 ore di fuso orario indietro).
Siamo partiti da casa alle ore 3,15 di notte per giungere a Fiumicino per tempo, accompagnati da Bruno (figlio) che si è prestato per l’occasione. Alle ore 5,45 eravamo in aeroporto, prenotazione veloce del posto e attesa per la partenza che è avvenuta alle ore 9,25.
L’aereo, grosso e corto non aveva un bell’aspetto estetico e dentro eravamo stretti come sardine con file di tre poltrone a sinistra, tre al centro e tre a destra per un totale di 267 passeggeri e che ci ha fatto dire: ma dove sono gli aerei belli, larghi, comodi, con le poltrone come quelli che ci fanno vedere in televisione?.
Ad onor del vero il viaggio si è svolto senza particolari problemi, Mary ha dormicchiato sempre e mangiato spesso mentre in tv scorreva un film dietro l’altro. Una cosa carina è stata quella che il comandante ogni ora faceva vedere dove ci trovavamo; a quale altezza e a quale velocità si solcava il cielo, così da permetterci di seguire in diretta il percorso dell’aereo ed il tragitto che rimaneva ancora da fare. Alle ore 12 recuperando il ritardo della partenza siamo arrivati a Montreal, l’atterraggio è stato salutato da tutti i passeggeri con un lungo applauso all’equipaggio che ci ha intrattenuto cordialmente per tutte le nove ore di tragitto. Lo sbarco e il ritiro delle valigie è stato veloce e facile perché l’aeroporto di Montreal, recentemente ristrutturato, è accogliente e facile da percorrere con segnaletiche ovunque , con bar, supermercati e duty free e con molto, molto personale , sempre cordiale e gentile nei confronti dei viaggiatori.
Alle 12,30 siamo fuori dell’aeroporto e vediamo che il tempo è bello , il taxi arriva immediatamente e subito con un imperfetto francese chiediamo al tassista di portarci al Clayron Hotel che si trova nel Centro di Montreal al numero 1202 di Boulevard de Maisonneuve.
Montreal centro dista 24 chilometri dall’aeroporto ed il percorso lo abbiamo effettuato in pochissimo tempo. L’autista, nell’enormità delle autostrade che s’intrecciano, si avvolgono, si sopraelevano, s’intersecano, che spariscono sotto terra, tutte con sei corsie per senso di marcia, sembrava un corridore di formula uno; alle 13 eravamo già in hotel e, dopo aver lasciato la ns. carta di credito, abbiamo raggiunto la nostra camera, grande e ariosa, con vista sul Mont Royal, con bagno, salotto, tv e cucinotto con forno, frigo, microonde e caffettiera, insomma con tutto il necessario per fare da mangiare in camera.(così saranno anche tutti i motel ove abbiamo dormito).
Il tempo di lasciare le valigie e via per una breve visita di Montreal, prendendo la metropolitana le cui entrate e le stazioni non sono belle come quelle di Mosca, sono però funzionali , sintetiche e molto puntuali. La stanchezza ha preso il sopravvento erano appena le 17,30 (23,30 in Italia) e la differenza del fuso orario si faceva sentire; presa una pizza-non sappiamo con quale condimenti ma era molto saporita-, una birra e un lungo, lunghissimo caffè all’americana siamo tornati in hotel dove abbiamo dormito profondamente tanto da farci recuperare le forze.
 
Sabato 3 Settembre
 
Stamani andiamo a visitare Montreal con i suoi grattacieli e la Montreal vecchia dove i primi francesi fondarono la Nuova Francia; il tempo è bellissimo e tira un venticello freschino. Facciamo velocemente una colazione in una croassanteria e via a piedi verso il cuore storico della città
Attraversiamo le grandi strade di Montreal piene di negozi eleganti e immensi e si capisce subito che è la capitale del commercio canadese.Le grandi strade e le autostrade che attraversano Montreal scorrono ai lati e sotto i grattacieli di cristallo, ogni tanto si vedono case ad uno, due piani costruite in stile europeo quasi tutte adibite a bistrot e contornate da graziosi vicoli che talvolta sembrano abbandonati, altre case in stile americano hanno tutte le scale esterne e sono di mattone e senza tetto; tutto questo tra un grattacielo e l’altro.
Arriviamo alla Cattedrale di Montreal intitolata a Maire Reine du Monde costruita uguale a S. Pietro, solo molto, molto più piccola: da ammirare lo sforzo compiuto , ma non regge il confronto con la Basilica di Roma, né fuori e nemmeno dentro anche se il baldacchino centrale è bello. Cammina, cammina , siamo arrivati all’ufficio informazioni centrale che è fornitissimo e molto frequentato dai turisti i quali possono prendere tutto il materiale d’ogni parte del Canada ed ottenere tutte le delucidazioni possibili dal personale che è veramente molto gentile, disponibile e cordiale. I turisti sentendosi coccolati rispettano le regole d’educazione e di cortesia ed accedono al bancone solo quando è il proprio turno. ( un buon esempio di civiltà) .
In tutti i luoghi da noi frequentati in Canada abbiamo sempre trovato nei residenti cortesia , gentilezza e disponibilità verso gli altri , altrettanto vero è che la carta di credito è indispensabile per fare tutti gli acquisti, i pagamenti e chi non la possiede si trova veramente in difficoltà.
Cammina, cammina, cammina superando le grandi strade e i grandi grattacieli arriviamo nella vecchia Montreal ed il primo incontro è con la chiesa di Notre Dame, costruita in similmodo di quella di Parigi alla quale però non può essere paragonata. In ogni modo l’interno è ricco di decori in legno, molto scenografica e tipica poiché evidenzia il gusto dei primi fondatori del Quebec, bellissimo l’impianto di luci soffuse che fanno sembrare più mistico l’ambiente ed eccezionale l’acustica.
La strade della vecchia Montreal ricordano quelle di Parigi con i suoi vicoli , con i suoi bistrot, con tanti artisti di strada che suonano il pianoforte, fanno gli spettacoli e con pittori pronti a vendere un ritratto fatto a mano come a Montmartre e strade piccole piene di negozi caratteristici ed infine il cuore del centro con tanti ristoranti tipo via veneto a Roma: qui abbiamo pranzato con ottimi piatti tipici quebecani.
 
 
Il porto di Montreal è uno dei più importanti del Canada. Qui attraccano transatlantici e navi da crociera e non sembra per niente di essere in un porto di fiume per la pulizia che c’è, per i giardini, per i laghetti , per le persone che festose passeggiano e si godono le proposte della città come i vari centri educativi.
Noi abbiamo visitato il centro della scienza e tecnologia un megagalattico ambiente dove il visitatore è accompagnato telematicamente a conoscere i mille progetti risolti e quelli del futuro.
Facciamo ritorno verso l’albergo e quello che non abbiamo visto lo vedremo gli ultimi due giorni del nostro soggiorno in Canada nell’attesa del rientro in Italia. Decidiamo quindi di passare dalla città sotterranea.
 
 
Sì sotto Montreal c’è un’altra città con negozi, bar, ristoranti, scale, ascensori, giardini, fontane, teatri e perfino luoghi dove sono effettuate sfilate di moda; il tutto sotto terra per un altezza di quattro piani con un’autostrada che in certi punti passa sopra il capo degli abitanti della città sotterranea e sotto i piedi degli abitanti dei grattacieli (autoroute Ville Marie). Questa città è frequentata tutto l’anno ed è molto utile per gli abitanti in inverno poiché la temperatura varia tra i meno 20 e meno 40 gradi .
Graziosa la chiesa di St. Patrick ove una sposa ha celebrato le nozze attorniata dai parenti e da alcuni scoiattoli che scorrazzano liberi nel prato. Arrivati nelle vicinanze del ns. albergo e più precisamente in Rue st. Chaterine abbiamo visto alcuni tram coloratissimi di rosso e di giallo, alcuni avevano l’aspetto di un uccello, altri di un anfibio; abbiamo poi visto che quest’ultimo è utilizzato per attraversare , nel vicino porto, alcuni canali.
 
 
 
Domenica 4 Settembre
 
Il fuso orario si fa ancora sentire; ci siamo svegliati alle tre di notte ma restiamo a letto per riposarci bene nell’attesa di iniziare l’avventura. Questa mattina andiamo a ritirare l’auto noleggiata e sarà tutto molto eccitante perché l’auto ha il cambio automatico (mai provato prima) e perché non conosciamo le strade.
Alle ore 7,30 in piedi, prendiamo la metropolitana e raggiungiamo, sempre nello stesso boulevard de Maisonneuve (ma dalla parte opposta a circa 6 km) l’Avis autonoleggi , che si trova esattamente alla fermata centrale dei bus e al centro di smistamento delle linee metropolitane. Ci attende un giovane compunto che con calma e in francese ci chiede la copia della prenotazione, la carta di credito , il nostro numero di cellulare e l’indirizzo in Italia per eventuali contatti d’emergenza. Nel consegnarci le chiavi ci avvisa che l’auto da noi prenotata (2 porte cat. a) non è disponibile ma ci sarà consegnata un’auto più grande (Pontiac 3400 quattro porte cat. b) senza pagare alcuna differenza e che possiamo ritirarla direttamente da noi nel parcheggio posto nelle vicinanze della stazione dei bus.
Raggiungiamo il parcheggio e vediamo tante auto… tutte Pontiac dello stesso colore senza la targa davanti (non lo sapevamo che in america settentrionale le targhe sono solo dietro) e tutte appoggiate alla recinzione, quindi per capire qual è la nostra auto proviamo con il telecomando : evviva abbiamo visto la nostra auto, ora non restava che metterla in moto,non sbattere nella recinzione e partire!.
Con un po’ d’intuito innestiamo una marcia che ci consente di partire e lentamente, in mezzo ad un traffico caotico, attraversiamo le grandi strade di Montreal, ci immettiamo nella rue St. Catherine e riusciamo ad arrivare all’Hotel per prendere le valigie. Da un portiere dell’hotel, molto gentile e che si sforzava di parlare italiano, ci facciamo spiegare l’uso del cambio automatico , ripartiamo ed iniziamo la nostra vacanza nelle regioni del Quebec e dell’Ontario.
In mezzo alla città e nei pressi dell’hotel passano alcune autostrade, quella che a noi interessa è la autoroute 10 che conduce fuori Montreal verso, la regione del Cantons de l’est dove inizia la strada degli Appalachi. Superato il caos del traffico di Montreal la tensione della guida è notevolmente diminuita perché per molti chilometri non abbiamo incontrato un’auto, una casa o un paese ma solo tre istrici del Canada.
Raggiungiamo Bromont con il suo lago e le sue stazioni sciistiche e arriviamo a Magog colorato paesino in riva ad un piccolo e grazioso lago pieno di barche a vela, di battelli per gite sul vicino lago Memphremagog (il più grande della regione) e tanta gente che sulla spiaggia festeggia la domenica, con tutte le case ed i negozi coloratissimi e allineati sul fronte della strada principale.
Facciamo una bella sosta in riva al lago con due deliziose baghette ripiene di mille sapori e poi riprendiamo la strada che ci deve portare a Coaticock per vedere e attraversare il ponte sospeso più lungo del mondo (169 metri). Giunti al parco e pagato l’accesso invece del biglietto ci hanno timbrato la mano con un inchiostro che a malapena abbiamo mandato via dopo due docce.
Il parco, all’interno è selvaggio, ed è percorso da 10 km di sentieri e piste ciclabili per oltre 20 km con tantissime indicazioni della flora e della fauna del posto. Arrivati in cima alla collina abbiamo attraversato il ponte sospeso che sovrasta a 50 metri di altezza una gola creata dal fiume e oscilla tanto da farci un po’ di paura.
Ritorniamo verso Sherbrooke per una visita veloce e poiché la giornata volge al termine dobbiamo trovare un albergo per riposare. Decidiamo di andare a Drummondville capitale mondiale del festival des cultures che ospita nel mese di luglio artisti e musicisti di ogni parte del mondo. La città (45mila abitanti) è carina ed informale la attraversiamo tutta e finalmente troviamo un motel veramente delizioso, ben attrezzato, pulito ed accogliente ad un prezzo contenuto (60 Eu); la camera con bagno ha le luci soffuse, il forno microonde, la tv, il frigo e perfino le grucce foderate di raso e pout pourri sui comodini.
Fatta una bella doccia ci rechiamo ad un vicino ristorante, grazioso e tipico dove consumiamo un buon pasto ad un prezzo che sarebbe stato ragionevole se non avessimo preso il vino.
 
Lunedì 5 settembre
 
La giornata si presenta stupenda, con un sole caldo, andiamo al vicino Village quebecois d’antan, si tratta della ricostruzione fedele di un villaggio di pionieri del xix secolo con personaggi in costume d’epoca che svolgono vari mestieri . Ad un incrocio ecco che appare la segnaletica per il villaggio, la seguiamo ed arriviamo dritti dritti davanti ad una bella casetta del 1700 del pastore anglicano. Purtroppo però troviamo chiuso; suoniamo il campanello e una graziosa signora vestita nel costume d’epoca ci dice che è tutto chiuso.
La signora è gentilissima e si attiva per farci entrare, ma ci fa capire che il tempo delle visite è terminato il giorno 31/8. Siamo molto spiaciuti perché volevamo vedere il villaggio ed anche perché la nostra guida affermava che era aperto fino al 5/9 compreso.
Forse non ci siamo capiti, abbiamo parlato due lingue diverse, comunque non contenti abbiamo rifatto tutto il percorso e girato lungo le strade che costeggiano il parco e poi…finalmente abbiamo trovato l’ingresso principale regolarmente aperto e cosi abbiamo potuto visitare il villaggio che si estende per 7 km.
Veramente bello da vedere, interessante la storia dei primi coloni, molto esaurienti i personaggi del villaggio che, ciascuno per la propria parte spiegava come si svolgeva all’interno del villaggio la vita del popolo.(poi abbiamo capito che la signora ci diceva che la sua casa era chiusa perché si trovava fuori del circuito di visita , essendo casa del pastore).
Soddisfatti e stanchi , dopo pranzo abbiamo ripreso la marcia per andare a Riviere du loup dove passeremo la nostra seconda notte in motel.
Lungo la strada troviamo un piccolo paese di 15-20 case e lungo la strada tante sculture di legno, grandi e piccole. Gli artigiani del villaggio lavorano il legno e producono oggetti davanti a noi; breve sosta per l’acquisto di piccole canoe per i nipoti e poi andiamo verso Riviere du Loup.
La città è moderna ma è costruita sulle rocce che ripide corrono verso il S.Lorenzo il che la rende graziosa ed accogliente. Troviamo un buon motel sulle rive del fiume ed assistiamo dalla nostra camera ad un tramonto strepitoso vedendo all’orizzonte le colline della regione di Charlevoix.
Ci prepariamo per la cena che è consumata in un tipico locale con luci soffuse, candele al tavolo, musica di sottofondo e , tanto, tanto salmone, calamari e merluzzo dell’atlantico. Salato il conto ma sempre per colpa del vino.
 
Martedì 6 Settembre
 
Oggi ci aspetta un lungo tragitto; vogliamo andare nella regione della gaspesie per percorrere gli itinerari dei navigatori e delle balene . Il viaggio è tranquillo, per la strada non c’è assolutamente traffico, anzi non c’è anima viva, lungo la strada una lunga sequenza di pali della luce e telefono e accanto ad ogni palo una piccola casetta di legno.
Tutte le case sono solamente lungo la strada e sono colorate, tutte sono piccole e basse con tetti spioventi colorati di blu, rosso, giallo e diversi gli uni dagli altri, ogni casetta ha il proprio giardino ben curato e pieno di fiori, il fuoristrada, il motoscafo, gli attrezzi da giardino, la motoslitta o gatto delle nevi , qualcuna ha anche un piccolo scuolabus, tutte all’ingresso del vialetto hanno la cassetta della posta tutta colorata , molte hanno la forma di auto, uccello, nave, balena, casetta, mulino, faro ecc.
Una cosa che ci ha colpito è che in ogni agglomerato di case, quindi villaggio, c’è un supermercato, una banca, un distributore di benzina, un punto di ristoro, un parco, un campo da golf, un lago, un motel e un cartello con su scritto “cul de sac”.
Sosta pranzo in riva ad un fiume per la pesca al salmone che in verità non abbiamo fatto ma che comunque abbiamo visto fare da pescatori del posto.
Lungo la strada , ancora sulle rive del s. Lorenzo abbiamo trovato un imbalsamatore di grandi mammiferi, aveva adibito la casa a piccolo museo della natura; nel giardino aveva in esposizione un alce, due orsi, marmotte, rapaci e altri animali.
Sempre per la strada e vicino alle case ci sono i cimiteri in stile inglese (nuda terra) con poche tombe nei villaggi piccoli, con molte tombe nei villaggi grandi.
Incontriamo grandi e lunghissimi camion, con i tubi di scappamento alti sopra la cabina di guida e tutti sono coloratissimi; azzurro, rosso, bianco, nero ecc; con colori così brillanti e lucidi che ci possiamo specchiare.
Quando il panorama si allarga capiamo il perché di tutti questi camion, questa è una delle zone del Quebec con maggiori depositi di legname; infatti vediamo immense cataste di pali per centinaia e centinaia di metri lungo la strada e tutte le cataste sono sempre innaffiate; questi sono i famosi pali della luce e del telefono che costeggiano tutte le strade del Canada formando una foresta di fili elettrici.
I villaggi che incontriamo sono carini ma non offrono niente di particolare, il panorama è meraviglioso e basta quello per farci sentire contenti.
Talvolta ci dobbiamo fermare perché il bus della scuola è in sosta per far scendere gli studenti. Questi pulmini sono veramente belli, di un bel giallo e con tante luci per segnalare il trasporto dei bambini; tutti hanno agli sportelli un cartello con la scritta “ arrete” che in caso di sosta si apre verso l’esterno e nessuno può superarli pena una contravvenzione di 2.000 dollari quindi lo stop vale per tutti e tutti rispettano le regole.
Il pomeriggio ci vede attraversare l’interno della penisola di gaspè da St. Flave verso il lac Matapedia fino a Pointe a la croix dove vorremmo pernottare. Si inizia a percepire un senso di isolamento ma il paesaggio è di una bellezza spettacolare con zone adatte ad un turismo all’insegna dell’avventura. Il percorso è di quelli da non perdere, sembra di essere nelle vallate alpine, la strada corre su costoni sopra fiumi che scorrono forti verso l’oceano atlantico le montagne che sovrastano la strada sono completamente coperte da abeti e conifere.
Finalmente arrivati a Carleton, nella baia des chaleurs , visitiamo velocemente il parco di Miguasha con pesci e piante fossili prigioniere delle rocce da più di 370 milioni, poi ci incamminiamo verso Bonaventure dove passeremo la notte e qui capiamo cosa vuol dire cul de sac : può significare che una strada alla fine del villaggio è senza uscita oppure che in quel villaggio (più grande degli altri) c’è un pronto intervento sanitario dove sono prestate tutte le cure mediche.
Abbiamo fatto tardi cerchiamo il motel, ceniamo in camera e presto andiamo a riposare stanchi per il lungo viaggio.
Mercoledì 7 Settembre
 
Stamani sempre con il tempo bellissimo iniziamo a visitare la Gaspesie e andiamo velocemente verso Percè che dista pochi chilometri e che raggiungiamo di prima mattina tant’è che facciamo in tempo a parcheggiare l’auto e prendere il battello che ci permette di fare il giro e la visita dell’Ile Bonaventure.
Una graziosa isola con bellissimi sentieri a picco sull’oceano e che ospita la più grande colonia dell’america settentrionale con oltre un milione di uccelli chiamati “fous de Bassan”. ( gli abitanti del posto li chiamano “sule”).
L’oceano calmo, il cielo pulito ed il sole fanno da compagni della gita; non appena il battello si stacca dal pontile possiamo vedere il paese di Percè in tutta la sua lunghezza lungo la costa e sopra le rocce. Le case sono colorate e dietro di loro gli alberi fittissimi fanno da splendida cornice.
Con il battello ci avviciniamo allo scoglio di Percè, un titanico blocco di calcare forata e scolpita nei secoli dal vento dell’oceano, ed è impressionante la sua grandezza alta 90 metri e lunga 475!; dopo aver visto questa meraviglia della natura per lungo e per largo e fatte tante fotografie che non rendono giustizia alla sua maestosità, arriviamo sotto la scogliera dell’isola di Bonaventura e, con ancora grande stupore, vediamo le foche, tante foche che tranquille vengono vicine al battello , altre riposano al sole sopra gli scogli o che giocano tra loro e noi che cerchiamo di riprenderle con la telecamera e con la macchina fotografica per ricordare questo evento.
 
 
Non facciamo in tempo a riporre le macchine che ecco, davanti a noi, sugli alti costoni dell’isola, compaiono i famosi uccelli ..saranno milioni.Ci volano sopra, vanno a picco sul mare, riportano il cibo ai piccoli sulla roccia e il loro canto diventa assordante; l’isola da questa parte è tutta coperta di guano quindi è di colore bianco; gli uccelli, che abbiamo visto da molto vicino, sono bianchi con la testa gialla e il becco lungo.
La guida afferma che questo è l’unico posto al mondo dove nidificano e vivono le sule che poi vanno a svernare in Messico per ritornare l’anno seguente e creare una famiglia. Stiamo circumnavigando l’isola che presenta alte scogliere sull’oceano di un bel colore blu-verde, attracchiamo per visitare l’interno dell’isola e poi ripartiamo per rientrare a Percè.
Il tempo è bellissimo ma le previsioni annunciano che il tempo dovrebbe cambiare nel pomeriggio di domani quindi appena attraccati ci preoccupiamo di prenotare per la mattina seguente un’escursione con battello per l’osservazione delle balene.
Cerchiamo il motel e lasciamo l’auto per visitare il paese che offre, dall’alto della sua costa una visione infinita dell’oceano. Poi, acquistati alcuni piccoli ricordi per i figli e nipoti, andiamo a vedere la scalinata che conduce dal paese al lembo di terraferma che unisce la roccia al paese ed è percorribile solo con la bassa marea che puntualmente è segnalata per tutto il mese presso l’ufficio turistico.
Si è fatto sera ed abbiamo voglia di andare a gustare le specialità marinare dell’oceano, abbiamo letto nella nostra guida che il miglior locale per qualità e prezzo è “Le Matelot” per cui andiamo a cercarlo…trovato!, è un locale molto carino e caratteristico, con gli inservienti vestiti da marinai con cappello e pon pon e maglia a strisce e poi il capitano (proprietario) si avvicina e parla, parla, parla tanto anche in Italiano per illustrarci tutte le degustazioni tipiche del posto che decidiamo di mangiare quello che vuole lui.
Una miriade di antipasti di mare, seguiti da una zuppa di pesce ottimamente presentata e veramente squisita. Piccolo riposino e poi pesce dell’atlantico a volontà, il tutto innaffiato con un buon vino fresco.Dolce tipico del posto e conto…salato…sempre per effetto del vino. Da domani in poi beviamo solo birra!.
 

 
Giovedì 8 settembre
 
Oggi facciamo tutto con comodo l’imbarco è previsto per le ore 10 quindi ci riposiamo, facciamo una ricca colazione , una visita all’ufficio postale per inviare le cartoline e poi..via a provare l’emozione dell’avvistamento delle balene.
L’oceano è calmo, il tempo è leggermente coperto e fa un po’ freddino, il capitano sostiene che prima delle 13 si alzerà il vento e qualche nuvola porterà la pioggia quindi ci invita ad attrezzarci per sostenere una gita che potrebbe essere agitata.
I turisti arrivati per l’escursione che hanno la prenotazione come noi possono salire e godere del mare calmo e del sole, mentre gli altri devono aspettare le 13 e utilizzare uno Zodiac (si tratta di un grosso gommone, ma sempre gommone): chissà come troveranno il tempo a quell’ora.
Si parte e subito l’adrenalina si scatena dentro di noi, il nostro battello molto, molto velocemente esce dalla rada e si inoltra nell’oceano , tutto è calmo, le nubi velano appena il cielo e per 45 minuti navighiamo.
Siamo fermi in mezzo all’oceano in attesa di avvistare le balene e gli altri cetacei, la guida scruta con il binocolo l’orizzonte e urla che a ore 10 ci sono gruppi di delfini, il capitano rimette in moto la barca e via velocemente verso la zona di avvistamento dei delfini. Intanto il mare si è leggermente increspato che, anche a causa della velocità, ci fa sbattere di qua e di là.
Arrivati incominciamo la nostra caccia con la telecamera e con la macchina fotografica; i delfini sono tanti passano sotto la barca, ci passano vicini tanto da accarezzarli, saltano a coppia nelle vicinanze e tutto è uno spettacolo mozzafiato ma dei grossi cetacei neanche l’ombra.
Improvvisamente la guida grida che a ore 12 ci sono le balene ; si riparte, ancora più veloci e ancora più distanti, il mare si ingrossa ed il vento si è alzato.
Ci fermiamo, vediamo gli spruzzi delle balene, le vediamo venire verso di noi ma sempre a pelo dell’acqua senza saltare fuori, gli giriamo intorno: è tutto uno scattare di fotografie mentre la barca oscilla per il mare che si ingrossa.
Riusciamo a vedere almeno sette grossi cetacei prima di ripartire, infatti il capitano ci ricorda che dobbiamo rientrare perché occorre almeno un’ora per rientrare nella baia di Percè ed il vento sta rendendo mosso il mare.
Tutto il ritorno lo facciamo in silenzio, il vento alza le onde che entrano dentro il battello e che lo fanno ondeggiare, ogni tanto qualcuno ride ma è la paura! il capitano è tranquillo e noi speriamo che tutto vada bene mentre gli spruzzi d’acqua ci bagnano completamente.
Ore 14 sbarchiamo ancora confusi dal vento che è diventato forte, alcuni passeggeri fuggono subito verso i bagni perché la gita li ha scombussolati completamente (meno male che a noi non è capitato niente!).
Ci ritempriamo un po’ e poi partiamo verso Gaspé dove andremo a mangiare.Arriviamo nelle vicinanze della città, siamo sul ponte che ci conduce verso il centro, quando improvvisamente troviamo un traffico confusionario, ci fermiamo ad un ufficio informazioni e poi saltiamo la visita della città, troppo moderna e frenetica.
Gaspé è il luogo ove nel 1534 sbarcò Jacques Cartier che dopo aver incontrato gli indiani Irochesi rivendicò la terra per il re di Francia ; da qui ebbe inizio la colonizzazione dei territori con la storia della nuova Francia e del moderno Canada.
Ci dirigiamo verso il parco Fourillon , tanto immenso da percorrerlo in macchina, i boschi sono pieni di alci, cervi, volpi, orsi bruni tanto che ogni tanto ci sono cartelli che invitano a prendere le dovute precauzioni.
Facciamo a piedi un sentiero non impegnativo che ci consente di avvistare con un telescopio le balene, troviamo poi scoiattoli minuscoli tipo cip e ciop che saltano festosi intorno a noi e non sembrano impauriti, facciamo in tempo anche ad immortalarli.
Anche oggi abbiamo fatto tardi cerchiamo un motel, ceniamo, un po’ di televisione in inglese, francese, tailandese, tedesco, polacco, vietnamita americano, iracheno, iraniano (ma non Italiano) e poi a nanna.
 
Venerdì 9 settembre
 
Il tempo è nuvoloso ma il vento del giorno prima ha riportato un po’ di sole, abbiamo intenzione di arrivare a Matane per prendere il traghetto che ci porterà in Labrador nella strada delle balene.
La strada è costellata di fari che facilitano l’ingresso delle navi che provengono dall’oceano atlantico nel fiume s. Lorenzo : tutti sono colorati e funzionanti. Ci siamo fermati al faro di Martre e sorseggiato un caffè con “ tante chiacchiere”.
Infatti la proprietaria mossa dalla curiosità di vedere due italiani ci ha fatto, in inglese, mille domande ; abbiamo anche disquisito sulla pasta di grano duro e di grano tenero e addirittura sui ravioli e tortellini. Insomma ci siamo divertiti perché il mestiere di arrangiarsi è nostro!.
Il paesaggio ora è ancora più spettacolare, la strada serpeggia tra pareti rocciose e cascatelle poi improvvisamente oltre una curva ci appare Mont St Pierre uno spettacolo da non perdere, il villaggio è bellissimo incastonato sopra una roccia alta oltre 400 metri.
Il percorso settentrionale della penisola di Gaspè è di quelli che si ricordano, tutto e verde le casette canadesi costeggiano in una fila continua la strada che attraversa paesi degni di essere ricordati come St. Anne des monts, Les Mechins, st. Felicitè.
Ora la strada diventa più pianeggiante , andiamo nella zona dei mulini a vento (sono pale eoliche) ce ne sono a centinaia c’è anche quello più grande del mondo …è altissimo, grandissimo supera i 110 metri di altezza!.
Arriviamo a Matane dove i salmoni risalgono il fiume per deporre le uova ed in mezzo al paese è consentito pescare; vediamo i pescatori che direttamente dal centro del paese in mezzo alla strada pescano a mosca , anche questa volta non ho pescato perché dobbiamo prendere il traghetto che attraversa il fiume s. Lorenzo ed arrivare a Baie Comeau (Labrador)per percorrere così la strada delle balene.
Non abbiamo prenotato la traversata quindi speriamo che rimangano posti liberi dopo l’imbarco dei mezzi prenotati. Riusciamo a partire dopo tre ore di attesa, il traghetto è grande e comodo con tutti i confort a bordo, la traversata del fiume s. Lorenzo ci impegna per oltre due ore e mezzo, (pensa quanto è grande questo fiume, da noi per attraversare lo stretto di Messina per la Sicilia occorrono 40 minuti!) siamo ancora nel traghetto quando vediamo il tramonto del sole che scompare dietro la sponda opposta del grande fiume.
Sbarchiamo a Baie Comeau città proprio brutta ma altamente industrializzata, infatti percorrendo la strada vediamo una colossale fabbrica di cellulosa e carta e altre fabbriche per la lavorazione di fogli di alluminio; da qui esce la produzione per tutto il Canada.
Poi, appena usciti dalla città e ripresa la strada delle balene ritroviamo i laghetti che costeggiamo la strada, i grandi boschi ed il panorama magnifico del fiume che qui è grandissimo.
Facciamo ancora un po’ di strada prima di fermarsi per dormire a Forestville dove abbiamo trovato un bel motel molto confortevole e con un ristorante molto carino.
Ci rinfreschiamo con una bella doccia e andiamo a cenare.
La proprietaria è molto gentile ci chiede se siamo contenti della camera e se abbiamo bisogno è disponibile per accontentarci, ci sistema in una saletta ben arredata e ceniamo a base di pesce, tutto squisito, anche la birra, improvvisamente ad Antero va a traverso un boccone e non riesce più a respirare, scalpita, si batte nel petto, fino a quasi perdere i sensi.
Alcuni avventori cercano di aiutarci ma sono impauriti per gli urli della Mary e impossibilitati a fare qualcosa, Mary sa cosa deve fare perché non è la prima volta che si trova in questa emergenza (è andata anche ad un corso apposito per questo) e interviene per far riprendere fiato ad Antero e dopo alcuni tentativi riesce nell’intento.:
Antero non morirà per soffocamento in Canada, ha ripreso coscienza e con molta calma tutto ritorna alla normalità.
Gli avventori presenti e la titolare del ristorante si preoccupano che tutto sia passato e sono molto gentili nel dirsi disponibili ad aiutare però ora va tutto bene, il peggio è passato, si prendono le gocce calmanti e si va a riposare.
 
Sabato 10 settembre
 
Il tempo è ritornato bello, il cielo è terso e caldo il motel dove abbiamo dormito è, dopo quello di Drummondville, il più carino finora trovato. La brutta avventura della sera precedente è dimenticata, siamo qui per divertirsi e non possiamo avere in mente cose non belle. Ci dirigiamo verso la regione del Saguenay-Lac saint Jean ed il percorso è breve ; dalla strada che sovrasta il grande fiume ci godiamo un panorama bellissimo..
Arriviamo presto a Tadoussac dove sfocia il fiume Saguenay nel s. Lorenzo dando origine al fiordo più meridionale dell’emisfero settentrionale che è lungo oltre 100 km e profondo anche 300 metri. Ci fermiamo nel villaggio che non conta più di 1000 abitanti ma è visitato da migliaia di persone che arrivano in paese per vedere il passaggio delle balene, per fare passeggiate sulle dune di sabbia, per le escursioni in kajak e non da ultimo per le escursioni lungo il fiordo creato dal fiume Saguenay.
Tutte le case hanno colori vivaci, i giardini sono curati e belli con tanti scoiattoli che, senza paura , si avvicinano alle persone. Interessanti il centro di interpretazione sui cetacei presenti nelle acque dei due fiumi ed il piccolissimo museo che riproduce la prima stazione per il commercio delle pellicce e i primi scambi commerciali tra gli indiani nativi (inuit) e gli europei. E’ importante ricordare che il villaggio è stato fondato nel 1600, otto anni prima di Quebec città.
Siccome il cielo è completamente sgombro di nubi anche se tira un venticello freddino, decidiamo di fare una bellissima passeggiata nel parco di Tadoussac che conduce, attraverso sentieri un po’ ripidi fino alla foce del fiume saguenay e dove si incontra con il s. Lorenzo, offrendoci un panorama da cartolina, di quelli che si ricordano.
Antero vuole provare ad utilizzare la carta per prelevare contanti: niente di più facile! Le postazioni bancomat sono da tutte le parti nei bar, nelle farmacie, nei supermercati, nei piccoli negozi, alle poste, per la strada e tutti con istruzioni chiarissime, anche se in francese e inglese. Prelevati i dollari abbiamo pensato di spedire da questo posto di sogno una bella cartolina ai parenti , arrivati all’ufficio postale abbiamo incontrato, pensate un po’, due coniugi bolognesi che facevano il nostro stesso percorso ma in senso inverso, quindi noi abbiamo decantato quello che abbiamo visto e loro quello che nei prossimi giorni andremo a vedere.
Ripresa la strada ora ci dirigiamo verso l’interno per vedere il fiordo in tutta la sua grandezza e lunghezza.
E’ monotono ripetere che il panorama è magnifico e le sensazioni provate sono forti, di quelle che rimangono addosso , ma è così. Ci siamo fermati nel paesino più carino del fiordo: st. Rose du Nord, le case (un ciuffo 15,20?) sono tutte una sopra l’altra in riva ad un’ansa del grande fiordo creando un angolo suggestivo e romantico.
Fatta una breve sosta idilliaca e ripreso il viaggio, lungo la strada che ci deve portare nel lago st.jean troviamo un parco a tema: “arbre su arbre”. Dentro un parco immenso lungo la strada hanno organizzato un percorso sugli alberi, sia per divertimento che per istruzione. Infatti ci sono gli istruttori che insegnano ad imbracarsi e legarsi con corde e mollettoni per effettuare il percorso dentro al parco ma da un albero all’altro alti anche più di 20 metri e come tarzan. Interessante, e bello sia da provare che da vedere con tanti giovani che, sospesi nel vuoto e legati alla fune, attraversano gole, oppure camminano su ponti sospesi e oscillanti.
Abbiamo attraversato una riserva e visitato velocemente un villaggio di indiani Mashteuiatsh vedendo persone con la carnagione più scura, con i capelli lunghi e vestiti in modo differente da quello finora visto e con fattezze che ci ricordavano gli eschimesi.
Arriviamo al lago St. Jean che ha una circonferenza di 35 km tanto da non permettere di vedere da una sponda , l’altra. Ci rechiamo a Roverbal e, direttamente sul lago, troviamo un motel.
 
 
Domenica 11 settembre
 
La mattina ci ha visto molto presto in piedi perché abbiamo assistito al levarsi del sole che, con il suo disco infuocato, è uscito dal lago creando uno spettacolo bellissimo. Poi una buona colazione e via, velocemente andiamo a St. Felicienne per visitare lo zoo sauvage, immenso parco dove gli animali autoctoni sono liberi e i turisti sono in gabbia per la visita.
E’ molto vicino ed arriviamo molto presto, il parco è appena aperto, il tempo è molto nuvoloso e minaccia pioggia però la tv ieri sera ha annunciato che qui pioverà oggi pomeriggio. (n.b. esiste un canale per le previsioni meteorologiche che per 24 ore dà informazioni sul tempo per tutto il Canada, per ogni singolo stato ed anche per ogni città, villaggio e paese per i prossimi 15 giorni. Quindi tutte le sere abbiamo seguito le previsioni del tempo per il giorno dopo e per i giorni seguenti nelle zone dove dovevamo andare).
Entriamo, già l’ingresso è imponente, ben attrezzato, con sale multimediali per film con effetti speciali, bar, ristoranti, boutique e bagni pulitissimi (come da tutte le parti).
Noi preferiamo, visto che non piove, visitare prima gli animali nel parco.Ci fanno salire su un trenino elettrico chiuso da sbarre di ferro e via nel percorso natura. Eccoci a vedere gli orsi bruni camminare nel bosco, le alci scorrazzare, i caribù correrci incontro, i bisonti incuranti del nostro passaggio, le volpi, le iene… insomma tutti gli animali del posto!.La macchina fotografica e la telecamera non hanno mai smesso di funzionare ma quello che hanno visto i nostri occhi non può essere trasmesso dalle foto.
Il percorso è molto lungo, il parco è grande 310 km quadrati ed è impossibile visitarlo tutto, occorrerebbero tre giorni con il trenino. Sazi di quanto visto decidiamo di percorrere a piedi , dove consentito, una parte del parco. E’ ora di pranzo e incomincia a piovere, compriamo un poncho di plastica e seguitiamo la visita sotto la pioggia, vediamo i rapaci, i carnivori, le foche, tante varietà di pesci,gli orsetti lavatori, l’istrice del Canada e, meravigliosi, tre orsi bianchi che giocano, si tuffano, vanno sott’acqua e ci vengono vicino (noi siamo dietro un colossale vetro) tanto che riusciamo a fotografarli.
Sono le 15 abbiamo terminato il nostro giro, ora desideriamo vedere gli effetti speciali.Un filmato ripercorre la storia degli indiani nativi del Labrador, come vivevano e come vivono tutt’ora nella tundra con i caribù , con le capre delle nevi , un altro filmato illustra la flora della regione ma con effetti speciali.
Il primo filmato è semplicemente eccezionale, le facce degli indiani (eschimesi) ci ricordano quelle del villaggio visitato, le scene sono di quelle che fanno palpitare il cuore e riempiono di meraviglia, il panorama è magnifico.
Montagne ricoperte di ghiaccio, nevi perenni, migliaia e migliaia di caribù corrono, salgono sulle rocce, attraversano la tundra e camminano sulla neve. D’inverno,gli spostamenti sono fatti con le slitte, gli Inuit seguono il gregge di caribù e di capre e, non appena arrivano in un posto dove gli animali possono riposare e mangiare, rizzano le tende oppure costruiscono gli igloo e così fanno ancora nel lontano Labrador .
Ancora con la meraviglia negli occhi andiamo a vedere il secondo filmato. Eccezionale, mentre vediamo gli alberi sbattuti dal vento e un barbagianni che vola da un albero all’altro, ecco che in sala spira un forte vento e sopra le nostre teste vola un barbagianni, subito dopo compare un ruscello e sentiamo l’acqua che scorre vicino a noi.
Siamo ancora sorpresi quando compare un serpente che sibila e soffia e lo stesso effetto lo sentiamo nelle gambe con tanti piccoli urli degli spettatori. Piove nel bosco, ma piove anche in sala, ora i fulmini e i tuoni ci fanno paura, poi fiori perdono il loro polline e sentiamo i mille profumi del bosco, poi nevica…in sala , poi il sole ci fa chiudere gli occhi da quanto è forte e così per circa un ora di effetti speciali.come possiamo non ricordarcelo. Vorremmo rivedere e portare a casa i filmati ma non li vendono per disposizione regionale: peccato.
E’ tardi, il sole tramonta e dobbiamo trovare un motel partiamo e attraversiamo un paesino-Riviere Eternità- che ha una caratteristica: ha più presepi sulla strada che case di abitazione: ci sono presepi enormi, scolpiti direttamente nei tronchi dei pini, altre sculture a grandezza d’uomo, altre in forma moderna.
Ci fermiamo qui perché domani vogliamo visitare il fiordo dall’alto di un costone roccioso e da un balcone che ci permette di vedere un grande panorama.Dopo cena visitiamo il piccolo porticciolo di Riviere Eternità dal quale partono battelli per le gite sul fiordo. Tutto è illuminato, il panorama è da fiaba, anche i famosi ponti coperti sono illuminati, saliamo in cima alla collina per vedere il villaggio di notte.
 
 
Lunedì 12 settembre
 
Appena alzati abbiamo preso la strada panoramica che ci porta in cima al costone dal quale si domina l’anse de st. jean , una curva dentro il fiordo che rende imponente il fiume che pare un lago. Il posto è meritevole delle migliori fotografie ci addentriamo nel parco per vedere il bosco di conifere e licheni poi ci dobbiamo alleggerire perché fa caldo. La giornata è splendida, mentre ci gustiamo una buona colazione vediamo, davanti a noi, delle alci attraversare la strada.
 
 
Lasciamo le dolci colline che contornano il fiordo per trovare un continuo susseguirsi di piccoli laghi, ogni laghetto ha una casetta colorata, mentre quelli più grandi ne hanno 3 o 5.
La strada ci conduce a Baie st. Catherine , dove sfocia il fiume Saguenay nel S.Lorenzo e rivediamo dall’altra parte del fiume il paese di Tadoussac.
Riprendiamo a costeggiare il grande fiume e attraversiamo la regione di charlevoix con paesaggi grandiosi con una natura che ancora è allo stato puro. I villaggi sono sempre ordinati che sembra essere sempre in un giardino o , quando siamo nei parchi, in un film di walt disney tipo Biancaneve e i sette nani .
Arriviamo a Le Malbaie per visitare la residenza invernale di uno dei primi presidenti degli stati uniti che , per il clima dolce, qui veniva a passare gli inverni. Si tratta di un castello simile a quello che poi vedremo a Quebec, attualmente è adibito a grand’ hotel e a casinò internazionale e offre ai molti turisti varie attrattive non ultime quelle del clima e del panorama.
Tutto è ben curato e rilassante noi facciamo una breve passeggiata nei pressi del casinò e vediamo molti vecchiardi già ai tavoli di gioco pronti a dilapidare o incrementare il proprio patrimonio.
Lasciamo il fiume per un breve tratto e ci inoltriamo nell’interno, lungo la strada è un susseguirsi di “ casse croute” piccoli ambienti dove si può mangiare con pochissima spesa e poiché sono le 12 noi ne cerchiamo uno che ci consenta di ordinare il pasto e di mangiarlo in macchina come vediamo nei film americani e così facciamo ci siamo pappati ciascuno due pezzi di pollo fritto fritto con una libbra di patatine fritte il tutto condito con sette salse strane e piccanti e una bella bibita fredda.
Arrivati a Baie st. paul vediamo nel fiume l’ile aux coudres famosa per l’artigianato, per i numerosi negozi di antiquariato, per la pace bucolica e…per i bisonti che pascolano nei prati.
Nei pressi andiamo a vedere il parco du mont st anne con le cascate che fanno un salto di 65 metri e quindi più alte di quelle di Niagara ma con una minore portata di acqua(molto, molto meno!), per raggiungere il fondo valle attraversiamo un bosco, poi un sentiero ci fa risalire e poi ridiscendere infine attraversiamo il fiume sopra una passerella sospesa nel vuoto da dove possiamo ammirare il frangersi dei flutti sulle rocce ed i bellissimi arcobaleni che produce l’acqua con la sua caduta.
Poi finalmente siamo a fondo valle, la discesa è stata facile anche se nel ponte abbiamo avuto un po’ di paura ma la risalita è molto, molto dura , a metà strada una scala con 184 gradini ci consente di risalire ma di avere l’affanno.
Lasciamo questa meraviglia della natura per andare a visitare la Basilica di St. anne de beaupre , luogo di culto per i canadesi pari alla nostra Loreto o S.Giovanni Rotondo e come in questi luoghi l’atmosfera mistica è turbata dai chioschi che vendono souvenir e dal gran vociare dei visitatori.
La basilica è mastodontica tutto intorno un grande giardino ed un posteggio per 3000 auto dentro è bella ed in stile gotico, i mosaici sul soffitto, le vetrate istoriate ed il pavimento a piastrelle rendono l’interno accogliente. Sotto il pavimento della basilica meritano una visita le tante cappelle che accolgono i fedeli in penitenza.
Siamo molto vicini a Quebec city che dista meno di 30 km ma prima di andare a trovare un motel per la notte vogliamo vedere un’altra meraviglia della natura.
Superato un ultimo incrocio, sulla destra, vicinissime all’autostrada compaiono le enormi cascate di Montmorency alte più di 8° metri, più grandi di quelle di Mont.st.Anne ma molto meno imponenti di quelle di Niagara.
La nostra guida touring suggerisce di non salire in cima alle cascate con la funivia, ma andare sul ponticello posto sopra il bordo delle cascate; che spettacolo, non si può dimenticare chissà come ci sentiremo quando saremo alle cascate del Niagara!.
Proseguiamo e poco dopo, lungo la strada, troviamo un bel motel. I proprietari ci accolgono festosi, ci fanno scegliere la camera, si rendono disponibile per qualsiasi bisogno e, conoscendo un po’ di italiano fanno conversazione con noi.
Ora è sera, prima di cena ripercorriamo le tappe di oggi ed il pensiero vola alla nostra casa, ai figli e ai nipoti. Mary mi ricorda che oggi Marco è andato a scuola e Francesco all’asilo e poi dice che forse a Marco è caduto il dentino e Francesco ora dorme senza ciuccio ma domani abbiamo la visita di Quebec e la dobbiamo programmare.
Mentre Mary scrive il diario, Antero si reca dal proprietario del motel per chiedere informazioni sulla città di Quebec. Il proprietario, molto cordiale, si rende disponibile ad accompagnarci con la propria auto a Quebec e riportarci al motel la sera ad un costo veramente esiguo (10$can) Naturalmente accettiamo l’offerta e domani visiteremo Quebec a piedi , senza usare la nostra auto, giacché la città antica è molto piccola.
 
 
continua...


Pubblicato Mercoledì 16 settembre 2009
 
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